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sabato 8 giugno 2013

Crescere

La cosa di cui prendo coscienza ogni giorno di più è che le nostre patologie crescono insieme a noi. Si evolvono. Mi spiego.

Io non ho molti ricordi dei miei primissimi giorni di anoressia. Mi ricordo solo che un giorno ho iniziato ad avere paura di mangiare troppo, mi sentivo 'triste' se mangiavo, non mi piacevo. Così ho iniziato ad avere un comportamento alimentare insolito. Ma non ho pensato:"Oddio, credo che mi sto ammalando". Assolutamente no. Io ero solo una stupida ragazzina grassa che doveva dimagrire e i genitori si vergognavano di lei perchè era brutta.
Il fatto di tentare di vomitare giorno dopo giorno, come una specie di rituale inutile, era atto solamente a cercare di far scendere il peso. L'idea non è nata razionalmente del tipo:"Adesso provo ad ammalarmi di bulimia." Anzi, vi confesserò una cosa stupida. L'idea del vomitare come cosa per stare meglio, è nata nel viaggio estivo in terza media. Avevamo preso il traghetto per la nostra destinazione, e alcuni avevano il mal di mare. Io no. Una mia compagna andò in bagno (stava malissimo) e vomitò. Appena uscita disse:"Oh, meno male! Ragazzi, se avete il mal di mare, vomitando state molto meglio!"
Io non so perchè, ma da lì il mio cervello ha associato vomito=bella sensazione. Che stupida ragazzina.

Fu solo dopo qualche anno che iniziò a venirmi il dubbio:"Ma... Non è che sono tipo un pochino anoressica?". Ma giusto un pochino, io non ho MAI pensato di meritare nemmeno di avere un problema come l'anoressia, la bulimia e l'auto-lesionismo.

All'inizio, non capendo il perchè mi comportassi in questo modo nei confronti del cibo, la mia ansia veniva fuori in modo... Delirante? Pianti teatrali, urla, e così via. Non capivo, non capivo proprio cosa mi succedeva. E questo mi spaventava a morte. Ero spaventata da me stessa, dal cambiamento che avveniva nel mio cervello e dai pensieri malati che si facevano strada sempre più.

Adesso che ho capito (più o meno) cosa ho, la cosa è diversa. Appena capisci cosa hai è come se ti scatta nel cervello una sorta di accettazione/rassegnazione. Perchè quei pensieri non se ne andranno mai del tutto. Staranno lì dal primo giorno in cui sono arrivati fino a che non crepi.

La prima volta che mi sono tagliata mi ero spaventata a morte. Avevo fatto una cosa brutta, una cosa orribile, una cosa che non si fa. Che quelli normali non fanno. La seconda volta non ho pianto, ero solo nevrotica. Le altre volte era tutto normale. "Sto male, mi taglio.". Era legge, fine.

Oggi inizio a vedere questa cosa come un gradevole passa tempo, un bell'anestetico, meglio di quasi qualsiasi altra cosa. Certe volte immagino come sarebbe davvero se avessi tutto il corpo pieno di miliardi di piccole cicatrici. L'ansia è stata sostituita da quella lieve sensazione di adrenalina. Non so se mi sono spiegata bene.

Tutto questo post l'ho scritto per dire che queste malattie non se ne vanno, crescono semplicemente con noi. Cambiano, possiamo tenerle a bada, conviverci, ma sempre in noi rimangono.

Maledetto il giorno in cui tutto è cominciato.

2 commenti:

  1. non posso che darti pienamente ragione...più viviamo a contatto con il nostro malessere, più entriamo in simbiosi e più alla fine esso ci anestetizza... cresce con noi.
    Mi ricordo, all'inizio dell'anoressia i sintomi erano pochi, poi man mano che passavano i mesi tutto si faceva più serio, i sintomi crescevano sempre di più , si fortificavano, diventavano abitudine... quotidianità e quindi non malattia, anche perchè io non sono mai stata ritenuta un caso grave, nè dalla mia psicologa, nè da me, fino a quando non mi hanno ricoverata...

    Complimenti per il post!
    bellissimo
    un bacio grande

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    Risposte
    1. Scusa il ritardo, grazie comunque! Sono contenta di aver reso l'idea :)
      Grazie mille, un bacio grande a te <3

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