sabato 30 gennaio 2021

Io posso tutto quello che posso.

Avete ricordi della vostra infanzia?

Io si, ho tantissimi ricordi di molti momenti lontani della mia vita.

Una cosa che ricordo in particolar modo è la sensazione che provavo da bambina quando mi succedeva o stava per succedere qualcosa di bello. 

Ricordo il cuore che esplodeva di gioia e sentivo il sangue caldo scorrere veloce dentro le mie vene. Qualcosa più o meno all'altezza di stomaco e petto. Era una sensazione intensa, incontenibile.

Da piccola, ricordo, questa sensazione era sempre correlata a qualcun'altro. "Sta tornando papà da lavoro", "oggi vedi la tua amichetta", "la nonna ti ha fatto un regalo".

E quando cresci, senti lo stesso le emozioni, ma le senti in maniera diversa. Io, io adesso le sento come se avessi l'ovatta intorno, come se stessi in una stanza insonorizzata. Quando qualcuno mi tocca, mi abbraccia, mi da un bacio, è come se quella sensazione passasse prima in un altro corpo e poi a me. Mi arriva smorta, slavata, afona. 

Come fossi uscita da un processo lunghissimo di "raffinazione". Come si lavano i metalli; dentro al fuoco, poi diventano liquidi, poi si passano nell'acqua, e poi si soffiano, e poi si smussano, e poi si modellano e poi si tagliano. 

"Togli questo, leva quello, lascia solo l'essenziale, la voglio fatta solo di essenza questa ragazza qui".

Non so nemmeno se mi va bene o meno questa trasformazione. Vorrei solo capire dove vanno a finire adesso le emozioni. Cosa gli succede, dove sono nascoste. Nei piedi? Nelle orecchie? Le mani?

"Necessità fa virtù". Penso non ci sia proverbio che rappresenti meglio questi anni della mia vita. Gli anni appena prima dei trenta. "Necessità fa virtù" non penso sia un proverbio applicabile a chiunque. "Necessità fa virtù" vuol dire che tu, lasciato da solo a fare una cosa che non sei ancora in grado di fare, alla fine la impari a fare per necessità. E se io invece, da sola, mi spaventassi e passassi il tempo a dire "non sono capace, non lo so fare"? E se io invece, lasciata sola, con superbia dicessi solo "me ne fotto di imparare a fare questa stupida cosa, farò quest'altra", semplicemente perchè più facile?

Io, io invece no. Io sono e io posso diventare, tutto quel che posso, tutto quello che è nelle mie possibilità. Sono diventata babysitter e donna delle pulizie quando avevo bisogno dei soldi per partire, sono diventata lavapiatti quando una volta partita mi servivano i soldi per mangiare, sono diventata cameriera quando avevo paura di parlare con le persone e avevo bisogno di superare questo scoglio, sono diventata barlady quando avevo bisogno di avventura, sono diventata segretaria e imprenditrice quando c'era bisogno che mi prendessi responsabilità per portare avanti il sogno di chi amavo e infine sono diventata assistente sanitaria quando mi serviva di cambiare vita e di imparare a non aver paura di assistere persone che hanno bisogno di un intervento.

Sarò sempre una persona chiusa, e complessa. Ma potrò sempre cambiare un pezzetto di me. 

Sento che arriverà un nuovo progetto. Non so quando, non so con chi, non so dove. Ma arriverà. Ed è questa la vera risorsa. Proprio questa. Quando riesci, anche dal fondo di un buco buio e fangoso, a creare qualcosa. Ad immaginarti fuori. 

Altrove. 

Libera.

domenica 10 gennaio 2021

Riti d'iniziazione all'età adulta

Quasi 29 anni. Ancora mi si può chiamare ragazza. Ma adesso ancor di più mi si può chiamare donna. Sono grande, sono adulta finalmente. 

Per me ogni fase di passaggio, ogni fase di transizione, ogni iniziazione a qualcosa, è stata sempre ben definita. Come se fosse stato scritto da qualche parte che in quel giorno, a quell'ora, io dovessi divenire bambina, ragazza e poi donna e poi mamma del mio cane, e poi custode della mia famiglia e poi capace di questo e quello. 

Penso che succeda così a chi è molto introspettivo. Sempre domande, analisi interne, domande, liste di cose da migliorare, liste più lunghe di cose da cambiare. 

Ora è arrivata l'età adulta. Me la sento addosso, nelle vene. 

Età adulta non è invecchiare. E' consapevolezze attaccate sul frigo, sullo specchio del bagno, sullo sportello della macchina. 

L'età adulta è quando ti sai prendere meno sul serio. E' quando sai ridere meglio di ieri. L'età adulta è proprio come quando un serpente cambia la pelle. Non è un bruco che diventa farfalla, no. Quest'ultima metafora la userei piuttosto per quando da bambini diventiamo ragazzi. Cambiamento estremamente visibile e splendente. Invece in età adulta ci cambiamo solo la pelle. E ne mettiamo su una migliore, più brillante nei colori, più pulita, che ci calza meglio. 

Da quando sono adulta ho sentito il mio corpo cambiare sotto di me. E io in silenzio a studiarlo, a cercare di capire cosa stesse succedendo. Poi l'ho capito, stavo togliendo la pelle vecchia!

Il viso persino, è cambiato come se ogni spigolo, ogni lineamento, ora si fosse finalmente rivelato. 

Da adulta so dire "questo mi piace e questo no". 

Da grande so seguire le mie passioni. 

Da adulta so lasciare andare le cose superflue.

Da grande so assaporare il cibo senza rimorsi.

Da adulta so pensare di più a me stessa e meno al giudizio degli altri.

 

Solo una cosa non cambia anche ora che sono grande. Non riesco a smettere di sognare, mai. Se una cosa mi piace, voglio sempre provare a realizzarla.    

giovedì 31 dicembre 2020

Mettere in ordine

 Che cosa bizzarra.


Questo blog penso sempre di averlo ormai abbandonato, superato. Ma sto realizzando che non lo abbandonerò mai, perchè per quanto banale, questo spazio, mi aiuta a fare il punto della situazione. Ma non una "lista della spesa", no. Tipo desideri, cose da acquistare, obiettivi. Quelli li scrivo su post it o sull'agenda. 

Io scrivo qui, sul blog, per fare "IL GRANDE PUNTO DELLA SITUAZIONE". E dalla cronologia, a quanto pare, accade annualmente e sempre in questo periodo, Capodanno. 

Non amo in particolar modo le ricorrenze, mi mettono tristezza. Sembra che le ricorrenze debbano sempre essere grandiose. Grandi regali, grandi aspettative, quantità spropositata di gente che festeggia. E io invece le passo quasi sempre sola o in maniera "triste". Ma preferisco così. Perchè ho capito che essere felici è tutto l'anno, ogni mese, ogni giorno. Essere felici è mordere ogni secondo che la vita ci dona e gustarselo.


Mai avrei pensato di raggiungere così tante consapevolezze personali come ho fatto in quest'anno così orrendo. Il lockdown è stato per me una pausa sofferta, ma che, ad oggi, ringrazio come fosse stato l'evento migliore di questo 2020. 


Chi mi segue da tanto sa che ho passato momenti piuttosto brutti e che ho sempre lottato contro i DCA. Mi stavo riprendendo, a fatica perchè dovevo sbrigarmi a guarire, a trovare lavoro, a reinserirmi decentemente nella fottutissima società. Sentivo (l'ho sempre sentita) pressione da parte della mia famiglia, per riprendere peso, per smetterla di piangere, essere depressa, stare a casa senza la forza di lavorare. Allora ho lavorato poche ore a settimana per diversi mesi. Lavoravo fuori casa per massimo una ventina di ore e poi quando ero a casa scrivevo articoli per internet. 


Poi, LOCKDOWN.


Tutto chiuso, non si può uscire. Pur volendo, non si poteva proprio. E allora mi sono dovuta fermare. Ed ero giustificata a farlo. "Tanto non si può uscire". Ero ferma e ho iniziato a pensare a cosa potevo fare per trascorrere il tempo. E ho sperimentato. Tutto ciò che pensavo potesse darmi gioia, lo facevo. Ho guardato bei film, ascoltato musica diversa, imparato i passi base della salsa, mi sono allenata ogni giorno, ho cucinato tutto quello che mi passava per la testa, ho dipinto e disegnato, ho studiato per il corso che stavo facendo.

Cose che abbiamo fatto più o meno tutti. Ma ho iniziato a riflettere e scrivere sull'agenda tutto ciò che ho nella vita e per cui sono grata. E mi sono accorta che ho davvero tanto. Ho imparato a gioire di quello che ho invece che essere amareggiata per quello che non ho.


Ma soprattutto, in quarantena, ho imparato a godermi la solitudine. Prima avevo così paura di essere sola, era il mio incubo peggiore. Ora non lo è più, perchè ho capito che io, per ricaricarmi, ho bisogno di stare un pò da sola a fare ciò che voglio. Prima volevo solo riempire i momenti di noia con qualsiasi attività possibile, con qualsiasi persona possibile. Ora aspetto di avere uno o due giorni di solitudine per ricaricare le batterie.


Mi sono fidanzata proprio così. Dopo anni, ho rivisto un amico di vecchia data. Siamo andati al lago con i nostri cani. Ed io ero felice, felice perchè c'era il sole, c'era Jenna con me, eravamo immersi nella natura. Ero rilassata e serena. Parlavamo come se ci fossimo visti il giorno prima.

 

"Ma se ora ti dessi un bacio?"

No, ho pensato. Non ora, non qui, perchè devi rovinare questa giornata. Ma perchè? 

Mi sono sottratta, con un sorrisetto amaro. Mi hai portato al lago per scopare?

No. Ho solo chiesto se posso baciarti, non te ne pentirai. Tu lo sai che mi piaci da circa 7 anni... Vediamo almeno come va, dammi una possibilità.

Beh, Jeff, tu sei un bravo ragazzo, dovresti aspirare a qualcosa di meglio. Io non sono esattamente la ragazza perfetta con cui stare, sono molto complessa e non so far star bene le persone. Quindi, se non ti dispiace, sarebbe meglio se continuassimo ad essere amici e basta.

Ma tu che ne sai di quello che voglio, almeno fa decidere a me.

 

 

E alla fine ci siamo innamorati. 

Jeff è completamente diverso dai ragazzi che ho avuto fino ad ora. Lui fa l'ingegnere, è sempre molto calmo, equilibrato, prudente, studioso, informato. E' sempre dolce, scherzoso, sorridente, a volte timido, riservato, pantofolaio, piuttosto nerd. E io sto davvero bene con lui, mi sento felice vicino a lui, anche senza fare nulla. Quando capita che passiamo il weekend insieme, se io voglio stare sola, vado in un'altra stanza della casa, cuffie e faccio ciò che voglio. E così fa anche lui, e la cosa non ci dispiace affatto. 


Tutto questo post per dire che sono contenta di aver messo ordine. Nelle mie priorità, nei miei desideri, nella mia persona, nelle persone che voglio abitino la mia vita, ordine nella mia vita stessa.

Certo, è una continua lotta qualla davanti allo specchio. Ho 28 anni e quando fisso lo specchio continuo a pensare che il culo è troppo grande, le smagliature sulle cosce, le tette troppo piccole, e se solo avessi quel filo di pancia in meno, e se fossi 5 cm più alta, e se nascevo con la pelle scura era meglio, e vorrei capelli più folti, eccetera. Però ora mi riconosco un pò di più. "Hey, sono io quella", penso.


Sono un'introversa. Ho dei problemi relazionali. Ma va bene così. Io voglio stare con poche persone alla volta, scelte con cura e basta. Mica siamo tutti uguali! 

Ecco, io sono così. Sono proprio così e il bello è che mi inizia ad andare bene.

Io non ho buoni propositi per il 2021. Ma non per la pandemia. Semplicemente perchè vorrò, ogni giorno, godermi i momenti della vita il più possibile. Voglio amare, donare, sorridere, far sorridere. Quindi, per me, oggi 31 Dicembre 2020, non è una fine, nemmeno un nuovo inizio. E' un giorno in più di cui ho goduto. 

Anzi, forse c'è una cosa che mi auguro. Di continuare a pensarla sempre così. Spero, durante l'arco del 2021, di non lasciarmi inghiottire dal lavoro, dai brutti eventi, dalle brutte persone. Mi auguro di non perdere la gioia, l'energia mentale, la creatività, la gratitudine per me e per gli altri.




giovedì 2 gennaio 2020

Sparizione

E se la soluzione fosse sparire, senza lasciare traccia di sè? Lasciando solo cose fatte da me, ma che siano altri ad usufruirne. Del resto, non è quello che ho sempre fatto? Dare e poi sparire dalla vita di quella persona quando non servivo più. E se estendessi questo concetto a qualunque persona io abbia intorno? Lasciare qualcosa di mio, ma non me.

Dissolta nel nulla. 
 
Non nego che inizio a riflettere seriamente sulla questione, anche se non ho idea di come poter attuare un simile piano. Il fatto è che sono davvero molto stanca. Di una stanchezza che mi trascino dietro da tempo ormai. Stanca di ascoltare, di sostenere, di aiutare, di non trovare una persona che mi somigli, una persona a con cui condividere le cose, una persona che mi aspetti fuori dal cancello di casa per andare a fare una passeggiata, una persona che non mi faccia sentire inadatta, strana, diversa, di troppo. Una persona che non abbia necessità di "domarmi", una persona che mi faccia capire che vado bene così e ha piacere a passare tempo con me.
Penso di essermi rassegnata all'idea di rimanere sola ed individuale. Perchè nessuno capisce, nessuno ce la fa a sostenere tutto quello che sostengo io, nessuno riesce a sostenermi, perchè è davvero difficile. 

Due giorni fa con mio padre, mentre eravamo in macchina, abbiamo avuto un dialogo strano. Mi ha detto che secondo lui, fare corsi, lavorare tanto, non dovrei farlo. Non ti serve, mi ha detto, tu potresti fare un lavoro qualsiasi, pagato non troppo, non hai bisogno di fare la donna in carriera. Parlava dando quasi per scontato che io avrò, presto o tardi, un uomo al mio fianco che provvederà a me. Parlava pensando che ben presto, io farò la mamma. Ma io gli ho detto:"E a me chi ci pensa scusa? Quando dovrò mantenere la macchina, fare viaggi, comprare cose per me, chi ci pensa? Non ci pensa nessuno pà, ci devo pensare io, io e basta. E poi tu, mamma, mio fratello? Se serve qualcosa, chi ci pensa? Ci penso io. Io non faccio la donna in carriera, io faccio quello che so fare, penso al futuro, perchè se non lo faccio io, non lo fa nessuno al posto mio."
E di nuovo lascio mio padre senza parole. Perchè nessuno se lo aspetta il motivo vero per cui io faccio le cose, perchè non è quasi mai un motivo palesato o semplicemente, la maggior parte delle ragazze della mia età non pensano a questo, non hanno queste esigenze. E soprattutto, dopo tutto quello che mi è capitato, verrebbe più da pensare:"Ma come cazzo è che sta ancora in piedi e invece di buttare sangue dalla bocca addirittura fa e disfa piani, aggiusta, consola; ma non crepa mai questa?"
E lui ha detto che è contento se è questo il programma e poi ha detto:"Te non sei una tipa che si butta nel letto e si chiude in camera, non sei mai stata così... Hai un carattere molto forte, addirittura troppo forte per essere una donna..."
E lì gl'avrei voluto chiedere:"E allora come si fa? Spiegamelo pà, come faccio a essere meno forte? Voglio accasciarmi a terra e piangere tutto il dolore di questo anno, tutti i dolori che mi sento nel corpo, tutte le notti insonni, tutti i dolori che non ho potuto piangere perchè dovevo consolare ed essere forte per chi non riusciva. Mi dai una mano tu pà? A diventare uno scricciolo minuscolo e impaurito, una cosa debole, talmente debole e innoqua che la si può solo amare. Aiutami tu perchè io a cambiare non ci riesco."

A me viene facile solo di essere forte, solo di ricacciare dentro le lacrime, soprattutto da quando mio cugino è morto di morte violenta. E' come se ogni cosa avesse perso il suo significato, come se fosse tutto meno importante, irrilevante. E' come se tutta l'agonia, la corsa all'ospedale, le grida, l'esplosione, fosse tutto ancora qui. Ogni giorno è come se dovesse accadere ancora tutto quello che purtroppo è già successo. E' come se aspetto che torni, come se in realtà niente se l'è portato via così. 

Vado a lavorare con mio zio da quando mio cugino non c'è più. Mi è venuto spontaneo dirgli "vengo io a darti una mano zio". Ma mica per i soldi, come pensano tutti. Solo perchè io sapevo che zio non ce l'avrebbe fatta tutti i giorni a reggersi in piedi, a fare finta di niente, ed io mi sono sentita la persona più adatta a prendersi l'onere di vedere un padre annientato, coraggioso ma spezzato a metà dal dolore. Mi sono sentita l'unica in grado di non piangere con lui ogni volta che qualcuno lo ferma per abbracciarlo e fargli le condoglianze. Io guardo a terra, di fianco a lui, come una specie di angelo custode, che si assicura che niente altro di male possa accadere. Guardo mio zio quando scende dalla macchina, lo accompagno ovunque, guardando intorno per vedere che nessuno voglia fargli del male, perchè mio zio è un omino piccolo e anche molto pacifico, penso che non si ribellerebbe mai a nessuno. Io invece so essere una bestiaccia se serve e quindi gli guardo solo le spalle. 

Anche gli studi che voglio intraprendere sono per mio cugino, che non ho saputo aiutare. Lui era molto depresso, da un anno, e io non ho avuto i mezzi per stargli vicino. Lo portavo solo a passeggio coi nostri cani, gli dicevo che doveva essere forte, che noi eravamo tutti li per lui. Ma la depressione è brutta, non è una cosa facile. Io ho ascoltato e ascolto gli scleri di tutti che si sentono in colpa perchè lui non c'è più. Io ascolto, consiglio, sono forte, io non crollo, rimango ferma come una colonna a cui appoggiarsi. 
Ma dentro implodo, penso e sogno cose da far venire i brividi, certe volte ancora non dormo, per più di un mese non ho proprio dormito dal dolore. E la cosa brutta è che non c'è soluzione, non c'è consolazione per nessuno.  

Io non ho un posto cui mi sento di appartenere. Nè un posto, nè persone. Mi sento sempre male, sempre a disagio. Se mi ci sento in casa, figuriamoci fuori. E il disagio si amplifica quando vedo che al contrario di me, tutti hanno trovato il loro posto nel mondo. Io no, io da nessuna parte e consapevole che non lo troverò mai. Mi sento tranquilla solo in camera mia, tra le mie cose, i miei libri, il mio computer, la mia musica, le mie cose per dipingere, le mie cose per scrivere. 

Ho aspettato tutta la vita che qualcuno mi raggiungesse. Io mi sono mossa in continuazione ed insconsciamente ho sempre atteso che qualcuno si unisse a me nel fare quel che io stavo facendo. Ma non è mai accaduto. E da pochissimo ho realizzato questo. E ho capito anche che nessuno farebbe mai alcunchè al mio fianco, forse perchè non do sicurezza o semplicemente perchè sono una compagnia sgradevole o che a lungo andare diventa ingombrante e ingestibile. Le persone preferiscono fare le loro cose con altri, con me no. E io capisco adesso. Ho preso coscienza del fatto che qualsiasi cosa, sarò sempre sola a farla. Ecco perchè prima mi veniva paura. Perchè inziavo le cose pensando "va beh, io inizio, tanto poi mi aiuta tizio o caio". Ecco qual'era l'errore. A ritrovarmi poi sola mi veniva terrore e facevo disastri presa dall'ansia. Invece, ora, iniziando sapendo che dovrò affrontare tutto in solitudine, è un'altra storia. Faccio le mie valutazioni diversamente e doso meglio le mie energie. 

domenica 29 dicembre 2019

Minuscolo Universo

Sono tornata da là sotto dov'ero finita. Da sola, scesa laggiù e poi tornata di sopra.

Tutti che non sanno chi io sia veramente, ma la verità è che non si potrà scoprire mai, perchè io non sono capace di essere una cosa sola. Io non sono capace di delinearmi uno spazio stretto intorno. Di me non si potrà mai dire "Eve è una pittrice" oppure "Eve è una dottoressa" o ancora "Eve è una pasticcera fantastica". Di me si dice di tutto, specialmente cose negative, ma anche niente, anche i silenzi di me si dicono.
Una volta, tanto tempo fa, un'amica di mamma le chiese "Ma tu, lo sai com'è Eve? Ti sei mai chiesta com'è fatto il mondo di Eve?". Mia madre scoppiò a piangere, non per la nostalgia di me, ma semplicemente terrorizzata dal fatto di non saper rispondere, per il fatto di essere colpevole di non conoscere la creatura che aveva creato dentro le sue viscere, fatto uscire, nutrito. Spaventata dal dover riconoscere che al "mio mondo" nessuno aveva contribuito, io l'avevo creato sempre, fin da piccola, da sola. L'avevo cambiato, ribaltato, cancellato e avrei continuato a farlo in eterno con il risultato di non essere mai conosciuta da nessuno.

Ho avuto tanti uomini, tutti sbagliati. Tutti che mi prendevano come un quadro e mi appendevano in casa propria e dicevano a tutti "ammirate che cosa mi sono rubato con l'inganno, guardate tutto il mio merito. Son così bravo da meritarmi questo quadro costosissimo tutto mio". Uomini ammaliati da quest'incomprensibilità della mia anima, dalla complessità, dai silenzi, dal casino che faccio, dalla mia dolcezza, DALLA MIA UTILITA'. Sì, perchè di me ciò che più si dice è che io sia "estremamente dolce e utile". I miei parenti dicono così. Utile, come uno spazzolino del cesso, utile come la bottiglietta d'acqua che tieni sempre in macchina perchè sia mai ti dovessi sporcare con l'olio del motore, almeno hai con che sciaquarti. Solo che oltre a queste cose declassanti, tutti gli uomini che ho avuto, e non solo loro, si sono sempre accorti che io "non ero gestibile". Io non lo sono perchè io non riesco a farmi mettere dentro i riquadri. Non riesco a farmi contenere in un confine, io devo sempre sconfinare. Io, è come se vivessi costantemente a braccia avanti e mani aperte, per prendere tutto, tutto quello che trovo, tutto quello che voglio, tutto quello che mi passa per la testa di avere. Prendo e arraffo tutto e lo metto dentro al sacco, senza curarmi che il sacco è talmente pieno che le cose che prendo potrebbero andare in conflitto tra loro. No, non me ne curo, devo riempire il sacco, il sacco devo essere pieno perchè sono sempre da sola e queste cose che prendo devono farmi compagnia.

Le ragazze anoressiche fanno questa fine. Noi cresciamo facendoci i nostri schemi, come una canzoncina rassicurante, perchè è tutto un gran casino in realtà. Noi cresciamo bloccate, sole, con la costante voglia di lottare contro ogni forma di terrore con ogni nostra forza, come direbbe Pasolini.
Ecco perchè siamo sole, perchè parliamo una lingua sconosciuta, una lingua solo nostra, individuale, che ci ha condannate ad essere sole.

Mi sono cambiati i lineamenti del viso, non so se tornerò mai a sorridere come prima, ho sempre l'espressione dura e severa.

Io sono riuscita a trovare il modo di non pensare più al suicidio. Riempio la testa di conoscenza e sapere. Mi piace molto conoscere cose nuove. Ora sto studiando, sto facendo un corso e appena l'avrò finito, inizierò a lavorare e successivamente intraprenderò un percorso universitario. Non ho mai avuto modo di fare l'università e anche se è un pochino tardi (ora ho 27 anni), vorrò provarci e riuscirci. Voglio studiare fino a che potrò. Dopo, con tutta probabilità, farò i piani per aprire e condurre anche un piccolissimo B&B. Tutto quello che sto cercando di fare, è solo creare un mio minuscolo mondo. Un mondo che capisco solo io, ma che non sia più solo me fluttuante nel vuoto, ma me dentro un universo che abbia il sapore di me.

Perchè io non mi raggiungo mai. Io dico sempre ciò che penso, dico la verità e la verità è spesso spacevole, non piace mai a nessuno. Ecco perchè io non sto bene con la società. Anche perchè ho il difetto di essere una persona IPERSENSIBILE. Io sento tutto amplificato. Non solo le parole, io sento proprio le sensazioni e i sentimenti. E' come se mi mancassero strati e strati di epidermide e una leggera brezza estiva, addosso a me fosse come una tempesta. Come aghi, lame e spilli addosso, sento le emozioni delle persone.

Mi sto facendo crescere i capelli, mi arrivano alle spalle adesso. Li avevo tagliati cortissimi, rasati, ora li voglio di nuovo lunghissimi. Sono color rame adesso, ma quando saranno adeguatamente lunghi, li tingerò biondi, quasi bianchi.

Tra qualche giorno mi organizzerò per andare da sola ad una mostra di acquerelli che mi piace. L'arte mi fa sentire l'anima riempita.

L'unica cosa che sto cercando di fare, in realtà, è ricostruirmi. Pezzo pezzo. Io credo, mi troverò durante tutta la mia esistenza a doverlo fare. Non essendo niente ed essendo contemporaneamente tutto, non ho base mai da cui partire. Quindi ricomincio sempre da zero. Ricreo, e poi rispacco tutto di nuovo. Mi rifaccio da capo, e ogni nuova me non assomiglia nemmeno un poco a quella di prima. Spesso ultimamente penso pensieri strani. Tipo, chissà cosa diranno di me al mio funerale. "Eve era...", cosa? Cos'ero? Io stessa non saprei cosa dire. Se non lo so dire io, come faranno gli altri? Chi dietro a ogni mio gesto c'ha visto cattiveria, invidia, manipolazione, gelosia, smania, immaturità; come farà a dire qualcosa di buono di me quando sarò morta?
E' come se tutti andassero decisi in una direzione e solo io spingessi per andare dalla parte opposta perchè vedo più bello dillà anche il cammino è più lungo.

Io ho amato un ragazzo che mi ha lasciato perchè sono anoressica. Che poi io, giuro, la smetterei di fare l'anoressica, se qualcuno mi amasse sul serio. Se riuscisse ad amarmi come amo io. Forse è davvero chiedere troppo. Tutti dicono che in amore ci si accontenta. Tipo, ti sposi, fai figli, metti su una casa e abbozzi tutta la vita. E' così l'amore, dicono. Io non lo so com'è, so solo che non mi sono mai sentita amata davvero. Ho sempre sentito un vuoto dentro, soprattutto quando ero in relazione con qualcuno che mi diceva "io ti amo, ma tu devi startene un attimino buona perchè non so come gestirti e se fai così mi dai noia". Ho sempre tentato di sparire, di auto-annientarmi. Ce la mettevo tutta, con metodi sempre nuovi nascosti dietro buonissime intenzioni. Io stessa ero a dipingerle per convincere tutti. "Sto facendo questo perchè così mi sento molto meglio". Sono nata autolesionista, ma sto facendo sforzi per non morirci.
Prendo spunto dalla vita che fa la mia migliore amica. Lei si vuole bene, lei si prende il tempo per sè. Ovviamente non per fare tutto ciò che vorrebbe perchè entrambe abitiamo ancora in famiglia e le nostre famiglie sono molto stressanti, perchè noi siamo le figlie femmine, le maggiori, quelle che sono state messe al mondo per risolvere cose. Però lei si prepara pranzo, cena, se vuole dormire per riposare lo fa, se vuole vedere un film col suo fidanzato lo fa. Io prendo spunto da questo, tipo ultimamente quando torno tardi a casa dal corso e devo pranzare e non c'è cibo preparato e tavola apparecchiata, anche se i miei iniziano a mettermi pressione, io semplicemente non rispondo, non comunico, mi isolo fino a che non ho consumato il mio pasto con calma e soddisfazione. Mi apparecchio la tavola, mi siedo composta e non rimango a mangiare in piedi. Per me questo è già tanto, sono piccoli passi verso la creazione del mio minuscolo universo. 
 

martedì 9 aprile 2019

Sono venuti a salvarmi...?

Sabato mattina ho rivisto i miei genitori, dopo mesi. Avevo sensazioni contrastanti nei giorni che precedevano il loro arrivo. Avevo paura che mi facessero le solite ramanzine sul fatto che devo mangiare di più, essere più calma, più ordinata in casa...

E invece no. Nemmeno l'ombra di tutto questo.

Sono arrivati in anticipo, ero uscita a buttare l'immondizia. Mi vedo sfrecciare davanti una Ford blu, la riconosco subito, è quella dei miei che si fermano poco più avanti. Pensavo mi avessero visto, tenevano lo sguardo verso la mia direzione.

E invece no. Non m'avevano riconosciuta.

Ho agitato la mano in cenno di saluto e sorriso camminandogli incontro. E avevo il viso di mio padre, di pietra, con la bocca semi aperta che mi fissava incredulo.

"Siete arrivati finalmente! La macchina si può parcheggiare lì"

Mia madre sorride annuendo, mio padre muto e di pietra. Si scambiano uno sguardo.

Parcheggiano, gli vado incontro per baciarli all'italiana e invece no. Mio padre mi abbraccia, allora lo abbraccio pure io, più forte che posso. Non capita mai. Lui dice solo:"Ma... ma... che è successo?"

In che senso? Non glielo dico ma lo penso. Vedo che mi fissa le gambe, le mani, i polsi... E allora capisco che quel "ma che è successo?" è riferito al mio involucro. E' riferito alla magrezza eccessiva, alle occhiaie viola, il colorito giallo, i vestiti larghissimi, i capelli sporchi... Capisco che ho le sembianze di un'eroinomane, che vorrei tanto dirgli che sono finita in un giro bruttissimo, che mi drogo ogni giorno e ho bisogno d'aiuto per smettere.
Ma la verità, molto più brutta da mandar giù, è proprio che non c'è nessun problema di questo tipo. Non c'è niente, non è successo proprio un bel niente.

Poi siamo entrati a casa e Jenna li ha amati subito, specialmente mia madre, la seguiva ovunque, le si è messa a dormire addosso, scodinzolava tantissimo quando lei le parlava. Il mio fidanzato non c'era, era a lavoro.

Dopo un pò mamma mi ha mandato insieme a papà al parco con Jenna, lui aveva voglia di fare una camminata. Al nostro ritorno vedo dalle mie finestre penzolare lenzuola, tende, era tutto spalancato. Rientriamo e mia madre stava sistemando e pulendo tutto, ma stavolta era diverso.
Mi ha invaso già dall'ingresso un buon profumo di pulito, c'era molta luce. Mi sono seduta sul divano, col fiato corto per via della camminata al parco e me la guardavo. Mia madre là, in cucina, tutta raggiante che metteva ordine e pulizia a suon di sorrisi. E vedevo il piano cottura come nuovo, poi il letto rifatto a regola d'arte, pavimento splendente...

Mi gustavo la scena. Mi sembrava che fossero entrati due angeli a casa mia che con estrema facilità aggiustavano tutto. E mi chiedevo se l'odore di voglia di morire che emanavo, lo sentissero anche loro insieme a Jenna. Mi domandavo se anche Jenna non stesse istintivamente prendendo parte a tutto questo. Se anche lei non avesse visto in quei due estranei entrati in casa, una via di salvezza per me. Che aveva capito che lei da sola non poteva e allora voleva che quei due umani-angeli restassero qui il più a lungo possibile.
Mio padre non ha perso l'abitudine di fare battute ed essere divertente. Ridevo di gusto alle sue battute, ecco come si rideva, pensavo. Ma m'affannavo pure ridendo...
Abbiamo parlato molto e finalmente loro anche con Valerio, schiettamente e direttamente. Tanti errori ammessi, problemi venuti a galla, tanti sensi di colpa e cose comprese definitivamente. LORO. Sì, loro. Perchè ora che ho 27 anni e sono ridotta male, allora figlia mia torna che con te abbiamo sbagliato qualcosina. Ma non sono arrabbiata, anzi. Tutt'altro.

Mi sento sollevata. Non importa quanto tempo doveva passare, non importa il modo. Sono solo contenta che piano piano le persone a cui tengo e che dovevano capire ed accettare delle cose di me, lo abbiano iniziato a fare ora. Mamma, papà, mio fratello, il mio fidanzato ed infine io. Io dovevo essere voluta bene e amata. Ma non a parole, con i gesti. Ed ora, farmi una telefonata non sarebbe servito a nulla o a ben poco. Adesso serviva che qualcuno facesse irruzione forzatamente a casa mia per venirmi a riprendere per la punta dei capelli. Perchè io non ho la forza più nemmeno di parlare al telefono, nemmeno di cucinarmi un piatto caldo, nemmeno di alzarmi da dove sono sdraiata... E non me la so dare la motivazione del perchè sono arrivata a ridurmi così. So solo che ora sto ridotta male e mi serve aiuto.
Eve K., quella che donava tutto, è morta. Non c'è più e mai più tornerà. L'hanno ammazzata a sassate e non c'è più. Oggi ci sono Io. Me stessa. Torno dalla guerra, m'hanno liberato dall'invasione nemica. Ora torno con tante ferite, senza un arto e tanta amarezza in corpo. Ma son tornata. E' questo quello che conta. Tornare dalla guerra. Perchè c'è chi addirittura non torna più. E io invece ho la fortuna di essere ancora viva. Di non essere rimasta vittima della mia guerra, solo ferita gravemente.

Va bene così. Sono la prova vivente che a volte, la soluzione, non è uguale per tutti. Che a volte c'è chi ha bisogno di un aiuto in più e chi per niente. C'è chi deve arrivare fino all'inferno, farsi un giretto e poi risalire. L'amore non è quello dei libri. L'amore è quando, indipendentemente da cosa possiedi e cosa vuoi realizzare nella vita, accarezzi la persona che hai di fianco ogni giorno con ogni mezzo a tua disposizione. Se non lo fai, non ami.

Io ora voglio pensare a me stessa davvero, a rimettermi in sesto e a prendermi cura di me stessa, voglio coltivare le cose belle che ho dentro, fare un lavoro che mi renda soddisfatta dell'essere umano che sono. Lavorerò a contatto con la natura a 360 °. Io fortemente desidero la calma e la tranquillità. Fortemente desidero amore. Non lo andrò più a cercare, sarà dentro di me. Coltiverò il bello dentro me così che non dovrò più colmare il vuoto andando a cercare cose all'esterno. Anche se con il mio attuale ragazzo finirà, non importerà. Sarò pronta a qualunque cosa perchè io ho dato veramente qualsiasi cosa. Se indietro non mi torna nulla e anzi mi verranno avanzate ancora altre pretese... Beh, saprò cosa fare. Con serenità, senza scalpitare e disperarmi. Sarò consapevole. Che insieme a qualcuno di sbagliato ci si sente più soli che quando si è senza anima viva intorno.

Prego, ora prego, che io possa avere la capacità di distinguere sempre cosa mi fa male e cosa mi fa bene, cosa è giusto e cosa non lo è.

venerdì 5 aprile 2019

La voglia di morire che odore ha?

Me lo chiedevo stamattina, mentre ero in dormiveglia sul divano, avendo deciso di non andare a lavoro. Avete presente quando senza accorgervene vi ritrovate a pensare cose brutte che però vi fanno salire ansia perchè in fondo a voi sapete che sono vere anche se brutte. Ecco, stamattina io, così, sul divano, vicino a Jenna.
M'è partito il cervello a fare il resoconto di quest'ultimi due anni in special modo. Ma prima di parlare di questo c'è da fare una premessa.

ESSERE. UMANO.

Analizzando questa parola, mi ci sono soffermata e ho pensato: "Allora anche Jenna è un essere umano, perchè è dolce, espressiva, capisce le emozioni, è un essere umano, sì..."
E invece no, Jenna è un essere altrettanto meraviglioso, che appartiene al mondo degli animali. E' un ESSERE ANIMALE, per il semplice fatto che non può parlare, leggere, scrivere, dipingere, recitare, commuoversi per una poesia... Lei non può, io sì anche fin troppo direi. Ma il fatto è proprio questo: Jenna non è sbagliata perchè vive in base alla sua stessa essenza. Senza riuscire a fare altrimenti perchè guidata dall'istinto.
Io invece sono per l'appunto un essere umano, io, devo dare un 'senso' alla mia stessa esistenza altrimenti è persino vano esistere. Creare, inventare, fare, scegliere, scrivere... Tutto questo possiamo fare, tutto o almeno una di queste cose o cose affini ad esse.
Ecco, io, non so fare quasi nulla di tutto questo e non ho la forza e lo spirito per farle più. Io ho pensato solo:

"Ogni lavoro che faccio non vado mai abbastanza bene io o sono io che creo problemi, una relazione degna di questo nome non ce l'ho mai avuta perchè non posso aiutare ma sono malata e devo essere aiutata io, non ho nessuna abilità particolare, non sono indispensabile e fondamentale per nessuna persona esistente oggi sulla faccia della Terra... Ma quasi quasi... Non mi spiace poi così tanto morire, anzi addormentarmi per sempre. Le persone si spaventano quando pensano alla morte perchè immaginano torture e dolori atroci che precedono il momento del decesso; ma io vorrei solo addormentarmi senza alzarmi mai più, così come sono adesso, con questo rumore di caos e dormire per non sentire più niente. Niente caos, niente ansia, solo la totale inesistenza..."

Ho pensato così intensamente a questa cosa che anche se ero sdraiata con gli occhi chiusi, li ho aperti perchè mi girava tutto e il traffico delle macchine fuori dalla finestra era improvvisamente diventato un boato enorme nel quale non riuscivo più a distinguere singolarmente i suoni.

Ad interrompere questa cosa nella mia testa, non so per quale motivo, è stata Jenna come al solito, ma stavolta sono rimasta estremamente sorpresa. Però a volte, per sfuggire a qualche decisione 'pesante' (come quella di porre fine alla mia esistenza), sono persino in grado di immaginarmi le cose. Le estremizzo in positivo, così mi acquieto. Come l'episodio della signora due post fa. Magari quella stava già ridendo per aver visto Jenna, ma invece io ho immaginato tutte quelle cose. Per calmarmi, per ingannare me stessa con l'ottimismo.
Però, Jenna era sdraiata di fianco a me, col muso verso i miei piedi e io dormivo in teoria, non le stavo dando attenzioni insomma. Lei si e' girata di botto, con un mini guaito e ha iniziato a leccarmi piano, mi ha messo una zampa in faccia sempre piano e scodinzolava e faceva tutte moine e mi si è strusciata tutta addosso...
Mi sono scese le lacrime e ho pensato:"M'avrà sentito i pensieri? La voglia di morire ha un odore preciso, forte e persistente, diverso da qualunque altro? Visto che i cani sentono le nostre emozioni tramite i ferormoni che rilasciamo, allora vorrà dire che la voglia di morire rilascia tantissimi ferormoni al gusto di wasabi?"

Non lo so se Jenna m'ha sentito veramente e voleva dirmi qualcosa. Perchè ho pensato anche che io ho moltissimo bisogno di lei; lei di me ora sì, ma non necessariamente. Se io morissi, lei non farebbe troppa fatica ad abituarsi ad un padrone 'migliore', cioè che può offrirle una vita migliore. Più tempo, più coccole, più spazio, avventure migliori...
Anche i miei alla fine, non hanno bisogno che io rimanga in vita necessariamente. Anche la mia migliore amica, che ora magari legge e si incazza, però è vero, tutto scorre bene quando non ci sono io. Io servo solo a creare più caos perchè ce l'ho dentro, a mettere più angoscia perchè sono paurosa, incontrollabile, non riesco a gestirmi da sola nemmeno io, figurarsi gl'altri! Ma non lo dico come avessi 15 anni e volessi sentirmi dire il contrario. Lo dico consapevole. Ci rifletto da moltissimo tempo. Tutte le persone che ora conosco riuscirebbero ad andare avanti meglio senza me, ho perso la mia utilità. Ho la rubrica strapiena di numeri di telefono, e non riesco mai a chiamare nessuno. MAI. Ma non per colpa loro, semplicemente perchè so che 'avrebbero di meglio da fare' piuttosto che star a subire la mia angosciante presenza. A tollerarla perchè sono persone per bene ed educate.

L'altro giorno volevo provare a chiedere a una ragazza che ho conosciuto qui se potevamo andare a bere un caffè insieme. Non ce l'ho fatta. Mi sono messa a cucinare.

Stamattina sono uscita di casa con degli ottimi propositi: non salutare nessuno, non parlare con nessuno, non parlare di me se qualcuno attacca bottone. E' andata bene. L'ho fatto e mi sono sentita meglio ad avere l'espressione che rispecchiava il mio stato d'animo. Seria, taciturna. Fino a che non avrò le palle di farla finita (perchè ce ne vogliono veramente tante, un conto è dirlo, trovare il coraggio è un'altra storia) voglio adottare questo modo di stare. Perchè sento troppi scompensi emotivi; mi sento tristissima, ma in molte situazioni rido e scherzo per mascherare o per mettere a proprio agio gli altri. Basta, voglio solo stare in silenzio. Non voglio mostrarmi più positiva ed entusiasta perchè non lo sono più. Non mi va più di sorridere o ridere a cose che non trovo divertenti. Tanto, nonostante io faccia di tutto per essere apprezzata, il risultato è sempre che rimango sola e che tutti parlano di come sono magra, come mi vesto, come parlo, i capelli, tutto... A questo punto anche se dicono "che musona che sei!" è il meno peggio. Così magari mi rivolgeranno meno o per nulla la parola.

Fa sempre bene scrivere. Mi aiuta a non rimanere ferma ma ad agire. E pian piano si arriva all'epilogo, ma ce la farò!