venerdì 9 aprile 2021

Crepe

 Sono giorni in cui ho la testa così piena, da avere la sensazione di avercela completamente vuota. 

Vedo me al lavoro, ad avere a che fare con colleghi, pazienti, capi. Io che rido, io concentrata. Io ridicola, io che sbaglio, io giusta, io sbagliata. Me ne frego e torno a casa come se la giornata non ci fosse stata. 

Mi chiama Jamila come ogni sera non appena ci infiliamo in macchina dopo il lavoro per tornare nelle nostre rispettive case. Ore di racconti, di sensazioni, impressioni. Ore di conforto reciproco, di farsi forza a vicenda. "Io sarò sempre vicino a te quando ti servirà una spalla", "Anche io sister, infatti sono contenta di questo!". Fa piacere avere una presenza come lei, che mi somiglia molto. Quella presenza che c'è e che si fa sentire forte e chiaro, molto vicina. Con lei creiamo e disfiamo mille progetti, mille programmi. Io e Jamila siamo sempre all'insegna del cazzeggio, ci piace ridere e scherzare, ci piace condividere le cose che facciamo durante le giornate, quello che mangiamo, le nostre passioni, i nostri "buchi neri". 

Dei buchi neri non parliamo quasi mai di persona e nemmeno per telefono. Sempre per iscritto. "Sai ho avuto un periodo un pò così anni fa...", "dipingevo perchè stavo male". E così si scoprono pian piano le piccole crepe. 

Crepe di cosa? 

Crepe degli strati.  

Degli strati di noi. Sì, perchè noi diventiamo adulti quando riusciamo a costruire numerosi strati e anche belli resistenti. Strati compatti, uno sopra l'altro. Il più duro è lo strato più esterno, man mano che si va verso l'interno gli strati diventano sempre più morbidi. 

Gli strati servono a tenerci tutti interi, ad impedire di sgretolarci in minuscole particelle. E poi servono a proteggere la nostra parte più morbida. 

Non mi sta pesando per niente invecchiare, anzi, sono troppi felice di farlo. L'unica cosa che percepisco è proprio la formazione di questi strati, man mano che passa il tempo. Li sento formarsi addosso a me, uno sopra l'altro. 

E quindi c'è sempre più la Eve che parla del più e del meno, sempre più la Eve che è cauta nel dare un'opinione strettamente personale. Ci sono sempre di più io che voglio sentir parlare gli altri, tutti. Io che voglio solo scherzare, io che voglio dormire tanto, io che voglio stare tranquilla e per conto mio. 

Dei buchi neri non se ne parla più, il mio strato morbido è sempre più inarrivabile, a volte persino per me stessa. 

A volte sono a casa del mio fidanzato che cucino, la sera. Affetto le verdure senza dire una parola, da sola, lui che guarda la tv. E la testa vola via, vuota. "Come vorrei essere da sola...". E subito dopo "Eve, sveglia, sveglia! Stai cucinando, hai un fidanzato, domani si lavora, non puoi isolarti così, falla finita!"

Giusto, giusto. Torno sulla terra. 

"Vieni qua?"

"No, vieni tu"

"Mi dai un bacio?"

"No, se lo vuoi te lo vieni a prendere, mi hai rotto."

Mi hai rotto, mi hai rotto. 

Sono rotta. 

Andiamo a letto, non riesco a rilassarmi. Io immobile, impassibile mentre lui mi tocca. Testa e corpo completamente assenti. Come se la questione non mi riguardasse. Dopo non so quanto tempo, mi rilasso e mi prende una passione senza fine. Una passione per me stessa. Non so spiegare. 

Ieri mentre facevo il lungo tragitto in macchina per andare a lavoro pensavo "C'è qualcosa che manca, mi manca qualcosa ma non capisco cos'è..." 

E poi "Voglio comprare una casa piccolina e tutta mia dove mettere le mie cose senza che nessuno decida per me o influenzi le mie scelte. Voglio avere un angolo mio per mettere le cose che uso per dipingere e lasciarle li, voglio un balconcino carino dove fare colazione, voglio un tappetino per fare i miei workout". 

Ho chiesto a Jamila se aveva voglia di organizzare un mini viaggio in Provenza, pandemia permettendo. E ha detto di si. Speriamo che almeno lei ci venga davvero in viaggio con me, mi manca troppo vedere il mondo.

Spero di non dimenticarmi del tutto della mia parte morbida. Perchè io sento che deve uscire. Ultimamente riuscivo un minimo a farla uscire dipingendo. La tela che ho iniziato due settimane fa ad esempio è per me fonte di sfogo e orgoglio. Se riesco a disegnarla come dico io, sarà la mia prima tela. E' da giorni che penso a come ultimarla. Peccato mi abbiamo tolto il cavalletto. Ebbene sì. Non sto qui a spiegare come e perchè. Ma non nego di esserci rimasta molto male. "Nemmeno dipingere può essere una cosa MIA".  

A volte mi immagino nuda, con i capelli arruffati, struccata ma con una pelle purissima. Mi immagino mangiare cristalli con grande voracità, come fossero burro. E subito dopo mi immagino correre sempre così, in una foresta, insieme a Jenna. Solo noi, senza preoccuparci dei pericoli, dei vestiti, del trucco, delle persone, della fame, della sete.   

venerdì 19 febbraio 2021

Altrove

"Altrove", nel vocabolario, significa "In altro luogo, da un'altra parte, presso altra gente".

Ho sempre vissuto in funzione di questa parola, e penso sia quella che più rappresenta il mio percorso di vita. Il mio percorso, che è sempre stato per l'appunto Altrove, presso altre persone (che non conoscevo bene), da un'altra parte rispetto a ciò che mi era più familiare. 

E questa parola continua ad accompagnarmi. 

"Eve, mi ascolti?
"Sì sì, sto ascoltando, va avanti".

E invece a volte no, non sto ascoltando. Molto spesso, non per cattiveria, sono semplicemente Altrove.Ascolto quello che mi viene detto, e nel frattempo penso altre 3 o 4 cose. Che brutto vizio, questo qui. Che bella capacità e che infima condanna, riuscire sempre a scappare via, con la mente. 

Me ne vado sempre via, da quello che non mi piace. 

Ho imparato ad associare questa parola anche alle perdite. O meglio, non l'ho imparato, me lo sono inventato. Ho pensato che quando moriamo, noi andiamo Altrove. Che brutta parola "morire". Mi si fanno gli occhi lucidi solo a pensarla. Morire vuol dire sparire, cessare di esistere, cessare di essere in questo luogo. 

E se chi è "morto", fosse semplicemente Altrove? Mi manca chi è morto perchè non è vicino a me. E' questo che sentiamo. Sentiamo la mancanza fisica, sentiamo di aver perso tempo, sentiamo che non si torna indietro. Ma forse quella persona è solo andata in un altro posto e ci aspetta, fino a che anche noi non andremo Altrove. 

Quando andrò Altrove starò bene, rincontrerò tutti e aspetterò anche io che i miei affetti mi raggiungano lì.

E a proposito di questo, del tempo che abbiamo... Spesso mi sembra così insensato. Sgobbare da mattina a sera senza avere tempo per le cose davvero importanti. Senza avere tempo di stare a giocare col cane, senza avere tempo di guardarsi negli occhi profondamente. Oppure mi capita di pensare che sia insensato non sfruttare ogni singolo istante per stare con le persone che amiamo. Per abbracciarle, ridere con loro, baciarle. Quanto siamo stupidi noi umani.

Prima pensavo che sarebbe sempre stato importante essere accettata nella società, essere bella, arrivare da qualche parte lavorativamente parlando. Ora mi rendo conto invece di quanto tutto questo non mi appartenga. L'unica cosa che cerco di fare ora, è tenere i miei pezzi tutti insieme. A volte ho come la sensazione di non riuscirci. Tipo ultimamente, la testa, mi dà parecchi problemi. E' attaccata al corpo, me la sento attaccata, ma se ne va spesso in giro. Non voglio mai più essere bella, non ci riesco, non riesco nemmeno ad essere carina. Sono uno scricciolino dalla voce fastidiosa. Un piccolo cervello ambulante. Non riesco più a trovare i miei contorni, so solo che i miei capelli devono essere lunghi e rossi. 

Quanto non mi piace stare qui, quanto vorrei essere Altrove, anche adesso, anche adesso che ho quasi 29 anni.

sabato 6 febbraio 2021

Suicidal Personality

Quando ero adolescente e mi capitava di digiunare, abbuffarmi o autolesionarmi, pensavo che sarebbe tutto sparito magicamente "da grande". Ero solita cullarmi nella speranza, quasi nella certezza, che si guariva così, da soli, raggiungendo un'età specifica.

Oggi che sono grande, ho scoperto che non era vero. O meglio, per me non era vero. Mi sono trascinata dietro, come un sacco nero pieno di immondizia, tutta quella robaccia. L'unica cosa che è cambiata "da grande", è che ora so dare un nome alle cose. So dire con chiarezza se quello che provo è rabbia, tristezza, gelosia, frustrazione, amarezza, delusione. So dirlo senza vergognarmene. So essere più onesta con me stessa e di conseguenza anche con gli altri.

Io pensavo che da grande avrei avuto cura di me, in tutto e per tutto. Invece non è così, non fa parte di me questa cosa. Continuo invece a coltivare una personalità tendente all'autodistruzione, che sia essa fisica, mentale o di altro genere. Continuo a spingermi a fare lavori che mi consumano, che mi stressano, che mi fanno stare a contatto con un mucchio di gente. Gente che io non ammiro, anzi, tutto il contrario. Non riesco mai a fare le cose che mi piacciono, anzi, me ne tengo quasi lontana. 

Vado a lavoro ogni giorno, lavoro tante ore, guadagno tanti soldi che non ho mai il tempo di spendere. E questa routine non mi da tempo di riposare abbastanza, di nutrirmi adeguatamente, di ricaricarmi. Mi scarica, mi consuma, mi toglie tutto e mi lascia sola con me stessa. E' come se consumasse tutti gli involucri che mi metto sopra per coprirmi. Perchè io, in realtà, cerco di nascondere la mia anima agli altri. Voglio nascondere ciò che ho dentro, tutto il brutto che la vita mi ha lasciato. E invece quando sono stressata (e succede quasi sempre per il lavoro), mi si legge trasparente in faccia. Mi si vede da lontano quanta fatica faccio a reggere il peso delle cose che mi porto dentro. 

E' come se ce l'avessi scritto negli occhi lucidi e con le occhiaie, che non dormo bene da anni, da quando mio fratello ha rischiato di morire davanti a me, da quando mio cugino è morto arso vivo e io l'ho visto in ospedale. Sembra che si possa vedere tutto il mio passato; lo si possa leggere nell'aria persa che mi porto incollata sul viso. 

Sembra che si percepisca subito che sono un pò troppo magra che quasi pare che qualcosa mi stia addosso come per farmi spezzare da un momento all'altro. Come se stessi portando qualcosa sulle spalle di troppo pesante per me, che mi affatica così tanto che pare che stia per cadere giù. 

E' da qualche settimana che sogno incubi. Allora ho pensato "Voglio farmi del male, voglio tagliarmi". E subito dopo "No no, mai. Dopo anni di passi avanti, non posso mandare tutto a puttane adesso. Ho quasi 30 anni io."

Ma a nulla serviva frenarmi, continuavo a pensare cose brutte, cose orribili che avevo visto, cose macabre che potrebbero capitare a me, ai miei cari. 

E invece ieri notte ho pensato "Ma non era meglio che mi suicidavo come avevo deciso anni fa..."

E poi ho pensato, che ora ho capito quando e perchè mi vengono in mente queste cose. Le penso quando sono così esausta da non riuscire a dormire. Così affamata da non riuscire a mangiare. Così stressata da non riuscire a respirare. 

E penso "Sarebbe bello se mi addormentassi per sempre, dolcemente... Per mettere fine a tutto questo caos che ho nella testa, per non sentire più la fatica della vita..."

"Se perdessi tanto sangue, sentirei dolore? Soffrirei tanto?"

Non vedo i miei amici (quei pochi che ho), da mesi. Li sento sporadicamente. Spesso capita che se non li cerco io, non ci sentiamo per tanto tempo. Non vedo il mio fidanzato da 8 giorni, un pò per impegni, un pò perchè in realtà non volevo vederlo. Perchè sembra che le persone vogliano stare con me solo quando c'è qualcosa da fare, tipo commissioni, pulire, cucinare. Come se servissi a dare soltanto una mano. Quando invece c'è da fare qualcosa di divertente, non mi chiamano. Penso di essere noiosa ai loro occhi. Effettivamente non sono una persona molto leggera. 

Domani il mio fidanzato mi ha chiesto di vederci, ma io non so se vorrò. Lo sto evitando da giorni perchè mi vergogno di farmi vedere, un pò da tutti; non so perchè. 

Oggi sono andata dal parrucchiere. I capelli sono uguali identici a prima. Come se pure il parrucchiere lo sapesse che non c'è niente da fare con me, con la mia roba. Come la tagli, come la colori, rimane sempre tutto un ammasso di schifo.

Dopo essere stata dal parrucchiere sono andata da mia nonna. Le ho chiesto, ultimamente, di insegnarmi a cucire, visto che lei è sarta. E' bello imparare da lei. Mi piace vederla fiera di insegnarmi qualcosa in cui lei eccelle. Mi piace che dà per scontato che non sono brava e che imparerò col tempo e con tanta pratica. "Vieni quando vuoi!", mi dice sempre. 

Non riesco a dipingere, non riesco ad allenarmi, sono bloccata in questi giorni. La mia scrivania è un casino, ci sono i vestiti sopra, le matite, i pennelli, i pennarelli, gli acquerelli, lo smalto, la bottiglia dell'acqua, le forbici, la crema, i quaderni da disegno, il diario. 

I miei hanno deciso, ormai da tempo, che anche il mio cane è roba loro. Non mi appartiene nulla secondo loro, nemmeno la mia vita. Perchè se non fosse stato per loro, io nemmeno sarei esistita, io nemmeno sarei rimasta viva fino ad oggi. 

Ma che vita è questa che faccio? E perchè poi, a che pro?

Ho paura di tutto. Eppure lo faccio uguale. Tutto quello di cui ho paura. Stilo una lista, mi tremano le gambe, ma mi presento lo stesso al patibolo per la fucilazione. Come volontaria, non come condannata. "Io, io, per favore, prendete me". Vado, supero, cambio strada. Di nuovo. Verso un'altra prova, diversa, sempre più difficile. 

"Fino a che punto è il mio limite? E' eccessivamente alto, o al contrario bassissimo?"

Quando scrivo, è per dimenticare o per ricordare? Scrivo per alleggerire. Scrivo per svuotare, scrivo per vomitare. 

Non faccio sesso da... Da quando? Non mi ricordo più. Perchè non ho proprio voglia. Perchè mi sento brutta, mi sento vuota, mi sento inespressa. 

Il mio fidanzato mi scrive "mi manchi", mi scrive "ti amo tanto" e io è come se non avessi letto. Rispondo sempre "anche io!", ma vorrei solo dirgli "non ho capito che intendi". 

sabato 30 gennaio 2021

Io posso tutto quello che posso.

Avete ricordi della vostra infanzia?

Io si, ho tantissimi ricordi di molti momenti lontani della mia vita.

Una cosa che ricordo in particolar modo è la sensazione che provavo da bambina quando mi succedeva o stava per succedere qualcosa di bello. 

Ricordo il cuore che esplodeva di gioia e sentivo il sangue caldo scorrere veloce dentro le mie vene. Qualcosa più o meno all'altezza di stomaco e petto. Era una sensazione intensa, incontenibile.

Da piccola, ricordo, questa sensazione era sempre correlata a qualcun'altro. "Sta tornando papà da lavoro", "oggi vedi la tua amichetta", "la nonna ti ha fatto un regalo".

E quando cresci, senti lo stesso le emozioni, ma le senti in maniera diversa. Io, io adesso le sento come se avessi l'ovatta intorno, come se stessi in una stanza insonorizzata. Quando qualcuno mi tocca, mi abbraccia, mi da un bacio, è come se quella sensazione passasse prima in un altro corpo e poi a me. Mi arriva smorta, slavata, afona. 

Come fossi uscita da un processo lunghissimo di "raffinazione". Come si lavano i metalli; dentro al fuoco, poi diventano liquidi, poi si passano nell'acqua, e poi si soffiano, e poi si smussano, e poi si modellano e poi si tagliano. 

"Togli questo, leva quello, lascia solo l'essenziale, la voglio fatta solo di essenza questa ragazza qui".

Non so nemmeno se mi va bene o meno questa trasformazione. Vorrei solo capire dove vanno a finire adesso le emozioni. Cosa gli succede, dove sono nascoste. Nei piedi? Nelle orecchie? Le mani?

"Necessità fa virtù". Penso non ci sia proverbio che rappresenti meglio questi anni della mia vita. Gli anni appena prima dei trenta. "Necessità fa virtù" non penso sia un proverbio applicabile a chiunque. "Necessità fa virtù" vuol dire che tu, lasciato da solo a fare una cosa che non sei ancora in grado di fare, alla fine la impari a fare per necessità. E se io invece, da sola, mi spaventassi e passassi il tempo a dire "non sono capace, non lo so fare"? E se io invece, lasciata sola, con superbia dicessi solo "me ne fotto di imparare a fare questa stupida cosa, farò quest'altra", semplicemente perchè più facile?

Io, io invece no. Io sono e io posso diventare, tutto quel che posso, tutto quello che è nelle mie possibilità. Sono diventata babysitter e donna delle pulizie quando avevo bisogno dei soldi per partire, sono diventata lavapiatti quando una volta partita mi servivano i soldi per mangiare, sono diventata cameriera quando avevo paura di parlare con le persone e avevo bisogno di superare questo scoglio, sono diventata barlady quando avevo bisogno di avventura, sono diventata segretaria e imprenditrice quando c'era bisogno che mi prendessi responsabilità per portare avanti il sogno di chi amavo e infine sono diventata assistente sanitaria quando mi serviva di cambiare vita e di imparare a non aver paura di assistere persone che hanno bisogno di un intervento.

Sarò sempre una persona chiusa, e complessa. Ma potrò sempre cambiare un pezzetto di me. 

Sento che arriverà un nuovo progetto. Non so quando, non so con chi, non so dove. Ma arriverà. Ed è questa la vera risorsa. Proprio questa. Quando riesci, anche dal fondo di un buco buio e fangoso, a creare qualcosa. Ad immaginarti fuori. 

Altrove. 

Libera.

domenica 10 gennaio 2021

Riti d'iniziazione all'età adulta

Quasi 29 anni. Ancora mi si può chiamare ragazza. Ma adesso ancor di più mi si può chiamare donna. Sono grande, sono adulta finalmente. 

Per me ogni fase di passaggio, ogni fase di transizione, ogni iniziazione a qualcosa, è stata sempre ben definita. Come se fosse stato scritto da qualche parte che in quel giorno, a quell'ora, io dovessi divenire bambina, ragazza e poi donna e poi mamma del mio cane, e poi custode della mia famiglia e poi capace di questo e quello. 

Penso che succeda così a chi è molto introspettivo. Sempre domande, analisi interne, domande, liste di cose da migliorare, liste più lunghe di cose da cambiare. 

Ora è arrivata l'età adulta. Me la sento addosso, nelle vene. 

Età adulta non è invecchiare. E' consapevolezze attaccate sul frigo, sullo specchio del bagno, sullo sportello della macchina. 

L'età adulta è quando ti sai prendere meno sul serio. E' quando sai ridere meglio di ieri. L'età adulta è proprio come quando un serpente cambia la pelle. Non è un bruco che diventa farfalla, no. Quest'ultima metafora la userei piuttosto per quando da bambini diventiamo ragazzi. Cambiamento estremamente visibile e splendente. Invece in età adulta ci cambiamo solo la pelle. E ne mettiamo su una migliore, più brillante nei colori, più pulita, che ci calza meglio. 

Da quando sono adulta ho sentito il mio corpo cambiare sotto di me. E io in silenzio a studiarlo, a cercare di capire cosa stesse succedendo. Poi l'ho capito, stavo togliendo la pelle vecchia!

Il viso persino, è cambiato come se ogni spigolo, ogni lineamento, ora si fosse finalmente rivelato. 

Da adulta so dire "questo mi piace e questo no". 

Da grande so seguire le mie passioni. 

Da adulta so lasciare andare le cose superflue.

Da grande so assaporare il cibo senza rimorsi.

Da adulta so pensare di più a me stessa e meno al giudizio degli altri.

 

Solo una cosa non cambia anche ora che sono grande. Non riesco a smettere di sognare, mai. Se una cosa mi piace, voglio sempre provare a realizzarla.    

giovedì 31 dicembre 2020

Mettere in ordine

 Che cosa bizzarra.


Questo blog penso sempre di averlo ormai abbandonato, superato. Ma sto realizzando che non lo abbandonerò mai, perchè per quanto banale, questo spazio, mi aiuta a fare il punto della situazione. Ma non una "lista della spesa", no. Tipo desideri, cose da acquistare, obiettivi. Quelli li scrivo su post it o sull'agenda. 

Io scrivo qui, sul blog, per fare "IL GRANDE PUNTO DELLA SITUAZIONE". E dalla cronologia, a quanto pare, accade annualmente e sempre in questo periodo, Capodanno. 

Non amo in particolar modo le ricorrenze, mi mettono tristezza. Sembra che le ricorrenze debbano sempre essere grandiose. Grandi regali, grandi aspettative, quantità spropositata di gente che festeggia. E io invece le passo quasi sempre sola o in maniera "triste". Ma preferisco così. Perchè ho capito che essere felici è tutto l'anno, ogni mese, ogni giorno. Essere felici è mordere ogni secondo che la vita ci dona e gustarselo.


Mai avrei pensato di raggiungere così tante consapevolezze personali come ho fatto in quest'anno così orrendo. Il lockdown è stato per me una pausa sofferta, ma che, ad oggi, ringrazio come fosse stato l'evento migliore di questo 2020. 


Chi mi segue da tanto sa che ho passato momenti piuttosto brutti e che ho sempre lottato contro i DCA. Mi stavo riprendendo, a fatica perchè dovevo sbrigarmi a guarire, a trovare lavoro, a reinserirmi decentemente nella fottutissima società. Sentivo (l'ho sempre sentita) pressione da parte della mia famiglia, per riprendere peso, per smetterla di piangere, essere depressa, stare a casa senza la forza di lavorare. Allora ho lavorato poche ore a settimana per diversi mesi. Lavoravo fuori casa per massimo una ventina di ore e poi quando ero a casa scrivevo articoli per internet. 


Poi, LOCKDOWN.


Tutto chiuso, non si può uscire. Pur volendo, non si poteva proprio. E allora mi sono dovuta fermare. Ed ero giustificata a farlo. "Tanto non si può uscire". Ero ferma e ho iniziato a pensare a cosa potevo fare per trascorrere il tempo. E ho sperimentato. Tutto ciò che pensavo potesse darmi gioia, lo facevo. Ho guardato bei film, ascoltato musica diversa, imparato i passi base della salsa, mi sono allenata ogni giorno, ho cucinato tutto quello che mi passava per la testa, ho dipinto e disegnato, ho studiato per il corso che stavo facendo.

Cose che abbiamo fatto più o meno tutti. Ma ho iniziato a riflettere e scrivere sull'agenda tutto ciò che ho nella vita e per cui sono grata. E mi sono accorta che ho davvero tanto. Ho imparato a gioire di quello che ho invece che essere amareggiata per quello che non ho.


Ma soprattutto, in quarantena, ho imparato a godermi la solitudine. Prima avevo così paura di essere sola, era il mio incubo peggiore. Ora non lo è più, perchè ho capito che io, per ricaricarmi, ho bisogno di stare un pò da sola a fare ciò che voglio. Prima volevo solo riempire i momenti di noia con qualsiasi attività possibile, con qualsiasi persona possibile. Ora aspetto di avere uno o due giorni di solitudine per ricaricare le batterie.


Mi sono fidanzata proprio così. Dopo anni, ho rivisto un amico di vecchia data. Siamo andati al lago con i nostri cani. Ed io ero felice, felice perchè c'era il sole, c'era Jenna con me, eravamo immersi nella natura. Ero rilassata e serena. Parlavamo come se ci fossimo visti il giorno prima.

 

"Ma se ora ti dessi un bacio?"

No, ho pensato. Non ora, non qui, perchè devi rovinare questa giornata. Ma perchè? 

Mi sono sottratta, con un sorrisetto amaro. Mi hai portato al lago per scopare?

No. Ho solo chiesto se posso baciarti, non te ne pentirai. Tu lo sai che mi piaci da circa 7 anni... Vediamo almeno come va, dammi una possibilità.

Beh, Jeff, tu sei un bravo ragazzo, dovresti aspirare a qualcosa di meglio. Io non sono esattamente la ragazza perfetta con cui stare, sono molto complessa e non so far star bene le persone. Quindi, se non ti dispiace, sarebbe meglio se continuassimo ad essere amici e basta.

Ma tu che ne sai di quello che voglio, almeno fa decidere a me.

 

 

E alla fine ci siamo innamorati. 

Jeff è completamente diverso dai ragazzi che ho avuto fino ad ora. Lui fa l'ingegnere, è sempre molto calmo, equilibrato, prudente, studioso, informato. E' sempre dolce, scherzoso, sorridente, a volte timido, riservato, pantofolaio, piuttosto nerd. E io sto davvero bene con lui, mi sento felice vicino a lui, anche senza fare nulla. Quando capita che passiamo il weekend insieme, se io voglio stare sola, vado in un'altra stanza della casa, cuffie e faccio ciò che voglio. E così fa anche lui, e la cosa non ci dispiace affatto. 


Tutto questo post per dire che sono contenta di aver messo ordine. Nelle mie priorità, nei miei desideri, nella mia persona, nelle persone che voglio abitino la mia vita, ordine nella mia vita stessa.

Certo, è una continua lotta qualla davanti allo specchio. Ho 28 anni e quando fisso lo specchio continuo a pensare che il culo è troppo grande, le smagliature sulle cosce, le tette troppo piccole, e se solo avessi quel filo di pancia in meno, e se fossi 5 cm più alta, e se nascevo con la pelle scura era meglio, e vorrei capelli più folti, eccetera. Però ora mi riconosco un pò di più. "Hey, sono io quella", penso.


Sono un'introversa. Ho dei problemi relazionali. Ma va bene così. Io voglio stare con poche persone alla volta, scelte con cura e basta. Mica siamo tutti uguali! 

Ecco, io sono così. Sono proprio così e il bello è che mi inizia ad andare bene.

Io non ho buoni propositi per il 2021. Ma non per la pandemia. Semplicemente perchè vorrò, ogni giorno, godermi i momenti della vita il più possibile. Voglio amare, donare, sorridere, far sorridere. Quindi, per me, oggi 31 Dicembre 2020, non è una fine, nemmeno un nuovo inizio. E' un giorno in più di cui ho goduto. 

Anzi, forse c'è una cosa che mi auguro. Di continuare a pensarla sempre così. Spero, durante l'arco del 2021, di non lasciarmi inghiottire dal lavoro, dai brutti eventi, dalle brutte persone. Mi auguro di non perdere la gioia, l'energia mentale, la creatività, la gratitudine per me e per gli altri.




giovedì 2 gennaio 2020

Sparizione

E se la soluzione fosse sparire, senza lasciare traccia di sè? Lasciando solo cose fatte da me, ma che siano altri ad usufruirne. Del resto, non è quello che ho sempre fatto? Dare e poi sparire dalla vita di quella persona quando non servivo più. E se estendessi questo concetto a qualunque persona io abbia intorno? Lasciare qualcosa di mio, ma non me.

Dissolta nel nulla. 
 
Non nego che inizio a riflettere seriamente sulla questione, anche se non ho idea di come poter attuare un simile piano. Il fatto è che sono davvero molto stanca. Di una stanchezza che mi trascino dietro da tempo ormai. Stanca di ascoltare, di sostenere, di aiutare, di non trovare una persona che mi somigli, una persona a con cui condividere le cose, una persona che mi aspetti fuori dal cancello di casa per andare a fare una passeggiata, una persona che non mi faccia sentire inadatta, strana, diversa, di troppo. Una persona che non abbia necessità di "domarmi", una persona che mi faccia capire che vado bene così e ha piacere a passare tempo con me.
Penso di essermi rassegnata all'idea di rimanere sola ed individuale. Perchè nessuno capisce, nessuno ce la fa a sostenere tutto quello che sostengo io, nessuno riesce a sostenermi, perchè è davvero difficile. 

Due giorni fa con mio padre, mentre eravamo in macchina, abbiamo avuto un dialogo strano. Mi ha detto che secondo lui, fare corsi, lavorare tanto, non dovrei farlo. Non ti serve, mi ha detto, tu potresti fare un lavoro qualsiasi, pagato non troppo, non hai bisogno di fare la donna in carriera. Parlava dando quasi per scontato che io avrò, presto o tardi, un uomo al mio fianco che provvederà a me. Parlava pensando che ben presto, io farò la mamma. Ma io gli ho detto:"E a me chi ci pensa scusa? Quando dovrò mantenere la macchina, fare viaggi, comprare cose per me, chi ci pensa? Non ci pensa nessuno pà, ci devo pensare io, io e basta. E poi tu, mamma, mio fratello? Se serve qualcosa, chi ci pensa? Ci penso io. Io non faccio la donna in carriera, io faccio quello che so fare, penso al futuro, perchè se non lo faccio io, non lo fa nessuno al posto mio."
E di nuovo lascio mio padre senza parole. Perchè nessuno se lo aspetta il motivo vero per cui io faccio le cose, perchè non è quasi mai un motivo palesato o semplicemente, la maggior parte delle ragazze della mia età non pensano a questo, non hanno queste esigenze. E soprattutto, dopo tutto quello che mi è capitato, verrebbe più da pensare:"Ma come cazzo è che sta ancora in piedi e invece di buttare sangue dalla bocca addirittura fa e disfa piani, aggiusta, consola; ma non crepa mai questa?"
E lui ha detto che è contento se è questo il programma e poi ha detto:"Te non sei una tipa che si butta nel letto e si chiude in camera, non sei mai stata così... Hai un carattere molto forte, addirittura troppo forte per essere una donna..."
E lì gl'avrei voluto chiedere:"E allora come si fa? Spiegamelo pà, come faccio a essere meno forte? Voglio accasciarmi a terra e piangere tutto il dolore di questo anno, tutti i dolori che mi sento nel corpo, tutte le notti insonni, tutti i dolori che non ho potuto piangere perchè dovevo consolare ed essere forte per chi non riusciva. Mi dai una mano tu pà? A diventare uno scricciolo minuscolo e impaurito, una cosa debole, talmente debole e innoqua che la si può solo amare. Aiutami tu perchè io a cambiare non ci riesco."

A me viene facile solo di essere forte, solo di ricacciare dentro le lacrime, soprattutto da quando mio cugino è morto di morte violenta. E' come se ogni cosa avesse perso il suo significato, come se fosse tutto meno importante, irrilevante. E' come se tutta l'agonia, la corsa all'ospedale, le grida, l'esplosione, fosse tutto ancora qui. Ogni giorno è come se dovesse accadere ancora tutto quello che purtroppo è già successo. E' come se aspetto che torni, come se in realtà niente se l'è portato via così. 

Vado a lavorare con mio zio da quando mio cugino non c'è più. Mi è venuto spontaneo dirgli "vengo io a darti una mano zio". Ma mica per i soldi, come pensano tutti. Solo perchè io sapevo che zio non ce l'avrebbe fatta tutti i giorni a reggersi in piedi, a fare finta di niente, ed io mi sono sentita la persona più adatta a prendersi l'onere di vedere un padre annientato, coraggioso ma spezzato a metà dal dolore. Mi sono sentita l'unica in grado di non piangere con lui ogni volta che qualcuno lo ferma per abbracciarlo e fargli le condoglianze. Io guardo a terra, di fianco a lui, come una specie di angelo custode, che si assicura che niente altro di male possa accadere. Guardo mio zio quando scende dalla macchina, lo accompagno ovunque, guardando intorno per vedere che nessuno voglia fargli del male, perchè mio zio è un omino piccolo e anche molto pacifico, penso che non si ribellerebbe mai a nessuno. Io invece so essere una bestiaccia se serve e quindi gli guardo solo le spalle. 

Anche gli studi che voglio intraprendere sono per mio cugino, che non ho saputo aiutare. Lui era molto depresso, da un anno, e io non ho avuto i mezzi per stargli vicino. Lo portavo solo a passeggio coi nostri cani, gli dicevo che doveva essere forte, che noi eravamo tutti li per lui. Ma la depressione è brutta, non è una cosa facile. Io ho ascoltato e ascolto gli scleri di tutti che si sentono in colpa perchè lui non c'è più. Io ascolto, consiglio, sono forte, io non crollo, rimango ferma come una colonna a cui appoggiarsi. 
Ma dentro implodo, penso e sogno cose da far venire i brividi, certe volte ancora non dormo, per più di un mese non ho proprio dormito dal dolore. E la cosa brutta è che non c'è soluzione, non c'è consolazione per nessuno.  

Io non ho un posto cui mi sento di appartenere. Nè un posto, nè persone. Mi sento sempre male, sempre a disagio. Se mi ci sento in casa, figuriamoci fuori. E il disagio si amplifica quando vedo che al contrario di me, tutti hanno trovato il loro posto nel mondo. Io no, io da nessuna parte e consapevole che non lo troverò mai. Mi sento tranquilla solo in camera mia, tra le mie cose, i miei libri, il mio computer, la mia musica, le mie cose per dipingere, le mie cose per scrivere. 

Ho aspettato tutta la vita che qualcuno mi raggiungesse. Io mi sono mossa in continuazione ed insconsciamente ho sempre atteso che qualcuno si unisse a me nel fare quel che io stavo facendo. Ma non è mai accaduto. E da pochissimo ho realizzato questo. E ho capito anche che nessuno farebbe mai alcunchè al mio fianco, forse perchè non do sicurezza o semplicemente perchè sono una compagnia sgradevole o che a lungo andare diventa ingombrante e ingestibile. Le persone preferiscono fare le loro cose con altri, con me no. E io capisco adesso. Ho preso coscienza del fatto che qualsiasi cosa, sarò sempre sola a farla. Ecco perchè prima mi veniva paura. Perchè inziavo le cose pensando "va beh, io inizio, tanto poi mi aiuta tizio o caio". Ecco qual'era l'errore. A ritrovarmi poi sola mi veniva terrore e facevo disastri presa dall'ansia. Invece, ora, iniziando sapendo che dovrò affrontare tutto in solitudine, è un'altra storia. Faccio le mie valutazioni diversamente e doso meglio le mie energie.