giovedì 25 novembre 2021

Zerocalcare

 Zerocalcare su Netflix: chi sono i personaggi della serie animata

Ho visto la serie di Zerocalcare, "Strappare lungo i bordi".

Ho ascoltato "Strappati lungo i bordi" di Giancane, la canzone della suddetta serie tv.

Per molti, la serie è un flop colossale. Tutti oggi hanno qualcosa di negativo da dire riguardo a qualsiasi cosa. E' stato criticato il forte accento romano con cui viene sviluppata la serie, i disegni, l'esplicità del linguaggio. 

Io invece voglio dire solo cose positive al riguardo. E anzi penso che chi critica animatamente Zerocalcare, in realtà non ci abbia capito nulla. 

Io sono contenta che stia emergendo un fumettista come lui, che riesce a creare arte e poesia anche dalle vite difficili e (passatemi il termine) "mediocri" di molti di noi. 

A me sono queste le sensazioni che ha trasmesso, scaldandomi il cuore. E voi ora penserete "come fa a scaldarti il cuore uno che ti dice che vivi una vita noiosa, mediocre e piena di difficoltà, uno che ti dice che siamo un pò tutti simili? Non dovresti desiderare di essere eccezionale, unica nel tuo genere, non dovresti percepire che stai compiendo gesta irripetibili, che sei imbattibile, fantastica e meravigliosa, moralmente corretta e fiera?"

Beh, ecco... NO.

Per me ci voleva una ventata di NORMALITA'. Qualcuno che ci dicesse che non è colpa nostra per ciò che succede. Ci voleva qualcuno che ci scusasse se spesso non siamo perfetti, se a volte non siamo capaci. 

Soprattutto, per me, ci voleva qualcuno che ci facesse vedere "le perdite", come una cosa di cui non abbiamo colpa. Ci voleva qualcuno che ci dicesse che mentre vai al funerale pensi all'aria condizionata del treno che è troppo alta. Qualcuno che ci dicesse che se non riusciamo ad avere una "CLASSICA" reazione davanti alla morte, non fa niente. 

Ho apprezzato la metafora dei fogli di carta stropicciati. Che anche se non ci fai niente, so sempre pezzi de carta e possono servi a scaldatte. E a qualcuno je bastano pe scallasse... E a qualcuno invece no.

A volte mi è capitato di sentirmi come se tutti i pezzi di carta che avevo non erano abbastanza per scaldarmi. E ho avuto nella vita persone a cui i loro pezzi di carta non sono proprio bastati per non sentire freddo e per questo oggi non ci sono più. Fa male.

Io volevo proprio sentirmi dire che siamo tutti dei fili d'erba. Che stiamo tutti vicini, ma non siamo lo stesso filo d'erba. Che noi, singoli fili d'erba, non formiamo un prato. 

Io avevo bisogno di vederlo disegnato tutto questo. Perchè a volte, anzi spesso, con un disegno, si capisce tutto molto meglio. E' come se la comprensione profonda dell'argomento fosse resa più facile. 

Ame questa mini serie serviva proprio in dialetto romano, nel dialetto mio. Mi serviva di sentirla calorosa, passionale e incredibilmente vicina. Avevo bisogno di Giancane che urlasse "E' TUTTO GIUSTO IL MIO DISGUSTO!" come un pugno dritto nello stomaco. Mi serviva a sentirmi scusata e perdonata se a volte sono disgustata da quello che vedo intorno. 

Questa serie oltre a rappresentare un'intera generazione, ci fa sentire accolti, coccolati, capiti, anche quando ci siamo sentiti sbagliati. 

sabato 9 ottobre 2021

Il mio cane

Ci sono dei giorni in cui tutto mi sembra strano. Tutto quello che ho intorno, le persone, le cose. Mi sembrano tutti insoddisfatti, poi tutti felici, più felici di me, poi tutti falsi e cattivi, tutti miserabili e poi tutti così preziosi. E io mi sento perenne osservatrice di tutto questo spettacolo che cambia, cambia in continuazione.

L'altro giorno ho chiesto a Courtney:"Che dici, dovrei riprendere l'abitudine a scrivere?" e lei dice tipo sì, dice tipo inizia scrivendo su qualsiasi cosa, una cosa semplice, una cosa che hai visto o che ti è capitata nella giornata. E allora ho pensato, a me capita talmente tanta roba nella giornata che potrei scrivere enciclopedie intere. Nel senso, accadono tante cose PER ME. O meglio, a me sembrano un mucchio di eventi. Perchè mi soffermerei a parlare per ore delle voci, delle espressioni, delle mie impressioni al riguardo, del pensiero che mi ha scaturito quel tono di voce e poi quello sguardo. Di chiunque eh, mica solo di chi conosco bene. Per dire, magari vado dal panettiere, gli chiedo 2 panini e lui me li mette in una busta e mi dice solo grazie e non aggiunge "arrivederci" e allora io penso "non ha detto arrivederci perchè magari non ci tiene a rivedere la mia brutta faccia, a sentire la mia noiosa e seccante voce che dice '2 panini per favore gnegnegne', chi cazzo ha voglia di sentirsi questo suono fastidioso nelle orecchie". E poi esco dal negozio e monto in macchina e mentre guido penso a che vita di merda ci tocca fare, che tanto moriremo tutti e mentre vivi devi vedere persone e animali morire e quindi tutto fa schifo. 

E poi squilla il telefono ed è Jamila che mi racconta mille cose tanto divertenti e io vorrei ridere di cuore ma ci sono giorni che non ci riesco perchè sono tanto silenziosa però penso "Ridi, cazzo. Ridi perchè hai delle amiche simpatiche e dolci che ti considerano, ridi anche se tu sei strana e ambigua, ridi perchè avere anche una sola persona che ti chiama è oro colato in questa vita. E ridi, su, porca puttana."

Mi arriva la chiamata del mio fidanzato, lui è sempre normale, sempre felice, sempre coerente e lineare nei suoi stati d'animo. Invece io, se mi chiami nel giorno sbagliato sembro una mummia, magari nemmeno ti rispondo al telefono. Se mi chiami nel giorno giusto ti dico "Quanto ti amo!", se mi chiami nel giorno sbagliato ti dico "Buona serata, ciao ciao". Ma un "buona serata" piatto, non di quelli incazzati della serie "Buona serata, divertiti con i tuoi amici mentre io sto a casa col raffreddore, maledetto stronzo di merda", no, un "Buona serata" piatto come la voce di Google Translate. 

Ma c'è una creatura... Una sola, che riesce a riconnettermi alla realtà. O forse no, mi disconnette dalla realtà e mi porta ancora più lontano, mi porta in vallate di erba color fieno, accarezzata dal tramonto, del colore dei suoi occhi. Jenna, il mio cane, mi fa battere forte il cuore. Mi fa pensare "Che bella la vita con te, Jenna". Ci sono delle notti, quando sono lontana da lei per lavoro, che mi sveglio con la sensazione di averla appena accarezzata. Tutta così morbidosa, profumata di natura, di tutto il buono del mondo. 

Ci sono delle volte in cui sto così fuori, così disconnessa da tutto, che mi dimentico che esistono le persone, che esisto io, che esistono cose e animali attorno a me. E capita che, mentre sto così, mentre cammino in giardino con la testa vuota, senza accorgermi che le mie gambe si muovono e i miei piedi calpestano il suolo, che incontro quel musetto, che mi viene incontro. Incrociamo gli sguardi, ci fermiamo entrambe, l'una di fronte all'altra, distanti e immobili. Dopo una frazione di secondo Jenna muove la coda in segno di affetto e ride. Sì, lei ride quando mi vede. E allora io mi connetto subito e vado ad abbracciarla e coccolarla.  

Il mio cane è speciale perchè capisce che il modo migliore per essermi vicino è semplicemente esserci. Esserci sempre. Vicino. Non in maniera appiccicosa, semplicemente vicino. Il mio cane è speciale perchè sa aspettare. Sa aspettare il mio ritorno, sa aspettare che mi alzi dal letto, sa aspettare l'ora della pappa. Lei è speciale e io la amo con tutta me stessa.

sabato 2 ottobre 2021

BoJack Horseman

 *SPOILER!*

 

Cinismo, sarcasmo e autenticità. Sono questi i primi aggettivi che mi vengono in mente pensando alla
splendida serie animata “BoJack Horseman”.

Strutturata in 6 stagioni dense di significati profondi, BoJack Horseman racconta le (dis)avventure del
protagonista, BoJack per l'appunto, e delle persone che incrociano il suo cammino. Diane, Todd, Mr.
Peanutbutter, Princess Carolyn, Hollyhock: tutte persone che vogliono molto bene a BoJack ma che lui
finirà per deludere e ferire in un modo o nell'altro.

Ma chi è BoJack?

BoJack è un cavallo-umano, attore di una serie di grande successo negli anni '90, “Horsin' around”. Se noi spettatori sapessimo in anticipo quali eventi attendono BoJack, ci soffermeremo a riflettere sul titolo della serie che lo ha reso famoso. Horsin' around, nel gergo inglese significa infatti “bighellonare in giro, farecasino, fare danni”. Proprio come un cavallo, quindi senza volerlo o forse anche di proposito.
Ma noi siamo spettatori che osservano e inizialmente persino non capiscono. Vediamo questo BoJack che si ubriaca, si droga, è uno stronzo colossale. E nel frattempo, mentre guardiamo la serie, sorridiamo, piangiamo, ridiamo fino alle lacrime. Sì, perchè questa serie ti fa sganasciare dal ridere con battute brillanti e originali, mai scontate.

E così conosciamo Princess Carolyn, una donna-gatta forte e indipendente, sempre pronta ad escogitare
soluzioni per ogni problema che la vita le pone di fronte. Innamorata persa di BoJack per lunghi anni,
dopo aver posto fine alla loro relazione, adesso è la sua agente e si occupa di curare i suoi affari e tenerlo fuori dai guai.

Facciamo poi la conoscenza di Todd. Non sappiamo come sia entrato nella vita di Bojack, lo scopriremo
solo moltissimi episodi dopo. Ciò che possiamo capire chiaramente però è che in Todd non c'è nulla di
malvagio, al contrario, è il ritratto della bontà e della purezza. Sempre gentile e generoso, allegro,
volenteroso e con miliardi di idee buffe ed originali che gli frullano nella testa. Ogni sua idea, per quanto strampalata, riesce sempre a metterla in atto, movimentando inevitabilmente le giornate di BoJack e degli altri.

Diane è una giornalista a cui viene assegnato il compito di scrivere una fedele biografia su BoJack
Horseman. Per far questo passerà molto tempo insieme a lui, facendogli molte domande personali e
questo spingerà i due a stringere un legame che durerà nel tempo. Diane è una donna con forti ideali, che ha a cuore temi molto importanti come le guerre, il femminismo, l'inquinamento del pianeta e
simili.

Mr. Peanutbutter è un cane-uomo, la vera essenza dell'ottimismo. Spensierato, mai triste, ogni cosa che fa gli riesce. Sarà lui più di tutti a causare l'invidia di BoJack Horseman. “Come fa ad essere sempre
felice?”, si chiederà spesso.


Ecco, che cazzo ci fanno insieme questi personaggi? Dove vuole andare a parare il regista? Cosa ci sta dicendo?

Il regista non racconta niente di insolito, alla fine della fiera. In BoJack Horseman non ci sono colpi di
scena. O meglio, lì per lì, ce ne sono. Tu, stupido spettatore rimani sbalordito. Ma se ti ci fermi a pensare bene, siamo tutti un po' come i personaggi nella serie. Oppure, se non siamo proprio come loro, nella nostra vita ci è capitato di incontrare persone come Princess Carolyn o Mr. Peanutbutter.

"FAMIGLIE DISFUNZIONALI" è lo sfondo che ci accompagna durante gli episodi. Più andiamo avanti
più cominciamo a capire perchè Princess Carolyn è così rigida, perchè Diane così insicura, perchè Mr.
Peanutbutter così ottimista e così incapace di stare solo, perchè BoJack abbia tutti i vizi del mondo. E
perchè tratta il prossimo senza empatia. Perchè compia azioni sbagliate e poi si pianga addosso per averle commesse.

Siamo un po' tutti BoJack Horseman, anche tu che leggi, anche io che scrivo. Noi vorremmo tanto non
esserlo, ma lo siamo. In continua lotta tra il fare il bene e cadere invece dentro al male, con tutte le scarpe. Che poi il “male” di uno sia più o meno grave di quello che commette un altro, poco importa. Poco importa che ce ne accorgiamo di stare facendo male oppure no. Fatto sta che siamo noi, umani, dai tratti animaleschi. Tutti per bene, moralisti, sicuri di noi stessi, noi che vogliamo sempre di più, che vogliamo ottenere tutto per cibarci avidamente della vita e di tutto ciò che ha da offrire. Noi che ci sentiamo in dovere di dire agli altri cosa sia meglio per loro secondo il nostro punto di vista.

Il regista, senza filtri, ci fa osservare, analizzare, soppesare la vita di tutti i personaggi. Non ci fa giudicare solo le azioni SBAGLIATE che compiono, ci mette davanti alla condizione di avere il quadro completo della situazione.

E io, il regista me lo immagino che ci guarda, al di là dello schermo, a braccia conserte, con aria beffarda, di sfida e ci dice “Bene, adesso dimmi chi è cattivo e chi no, adesso dimmi cosa è giusto e cosa è sbagliato”. E io, seduta sul divano, mordicchiandomi le dita, agitata, potrei solo rispondere “Non lo so”.


Chi sono io per odiare BoJack, che ha avuto una madre e un padre di merda. Ma come faccio a volergli
infinitamente bene dopo che non è riuscito a intervenire per salvare nessuno, anzi, a tratti si è persino reso responsabile delle disgrazie altrui. Anzi no, non è lui il responsabile. Non lo è nessuno.

Allora perchè Hollyhock, la sorella di BoJack, nonostante abbia avuto a che fare con lui, nonostante non abbia mai avuto una madre ma solo 8 padri (come se il regista avesse dato tutti i padri disponibili a Hollyhock, come se volesse colmare la mancanza del padre degli altri personaggi), sia riuscita a non sviluppare una dipendenza, anzi, sia una ragazza-cavallo così assennata e giudiziosa?

Perchè Princess Carolyn nonostante sua madre fosse un'alcolista che in tutti i modi tentasse di tenerla
legata a sé, non ha mai smesso di cercare il bene per se stessa?

La colpa delle azioni sbagliate degli altri non è mai di nessun'altro se non nostra. Possiamo intervenire per aiutare o tentare di migliorare una situazione, questo è ovvio. Ma noi siamo quello che scegliamo di
essere, ogni giorno.


Questa serie tv non è un ritratto ottimista della realtà. E' un ritratto pessimista, fin troppo realistico, cinico e crudo delle nostre vite. Vite normalissime, miserabili, finte. Non c'è nessun lieto fine, non c'è nessun miracolo. Ci siamo solo noi umani che facciamo cose e cerchiamo di capire il perchè le abbiamo fatte e il motivo per cui invece non ne facciamo altre. Siamo noi davanti allo specchio ogni giorno ("You are secretariat") a fare i conti con la persona che siamo. Possiamo passare la vita a incolpare gli altri delle nostre azioni, della nostra cattiva sorte, oppure possiamo rimboccarci le maniche e darci da fare per cambiare le cose.

E nonostante questo, nonostante ci diamo da fare per cambiare le cose, nonostante arriviamo al punto di
dire “oggi sono finalmente una persona nuova”, ci sarà sempre il passato che busserà alla nostra porta.

Sì, perchè la vita non si ferma.

Avanza, inesorabile.

In questa serie tv non ho avuto ansia per la morte di qualche personaggio. Ho avuto ansia per l'avanzare spietato della vita. Che al momento giusto ti porge il conto e ti dice “adesso paghi”. E paghiamo sempre, tutti; con i rimorsi, i problemi mentali, i problemi di salute, i debiti, la depressione.


Non c'è niente di meravigliosamente bello in BoJack Horseman, fa tutto schifo, nel vero senso della
parola. E' una serie che puoi o amare o odiare, non ci sono vie di mezzo. E io l'ho amata perchè ho trovato tanti pezzetti di me lì dentro. Ho trovato tanti stralci di vita, tanta gente che conosco e che ho conosciuto.

Vedersi rappresentati davanti ai propri occhi è una catarsi che per molti di noi si rende quasi
indispensabile. Essere analizzati, spiegati e rappresentati è un regalo che il creatore di questa serie ci ha
voluto fare e io mi sento solo di dirgli grazie.

domenica 2 maggio 2021

Rivoluzione

La parola "rivoluzione" ha sempre avuto per me un'accezione positiva. Il cambiamento è sempre positivo, è qualcosa di nuovo, di unico. Soprattutto perchè non tutte le rivoluzioni fanno casino, non tutte si fanno sentire con scoppi e spari. Le migliori rivoluzioni sono silenziose, lente. 

Le più belle rivoluzioni sono quelle del pensiero. Del nostro, come singoli individui e del gruppo. Pensiero di gruppo. La vera rivoluzione siamo noi. Il nostro modo di vivere, il nostro modo di esistere, il nostro modo di entrare in contatto con le persone. 

Per me è rivoluzionario dire sempre "Grazie" sul posto di lavoro, anche e soprattutto a quelli che ti prendono in giro, a quelli che ti vogliono trattare male. E' essere sempre gentili e col tempo influenzare loro con la tua gentilezza. 

E' rivoluzionario riuscire a cambiare discorso con Jamila quando siamo circondate solo da gente che parla di fidanzamenti fasulli, dieta e trucco. E' parlare di aprire un'azienda agricola mentre pulisci gli strumenti in sala sterilizzazione. 

Sarà rivoluzionario con Jamila scambiarci di nascosto in spogliatoio un libro sul disturbo di personalità borderline e uno su lezioni di vita importanti. Così tanta profondità e cultura in un posto così sterile, così misero di sentimenti. Che figata. 

Quest'anno ho imparato una cosa nuova. Che è vero che noi esseri umani siamo attratti da ciò che è più simile a noi. Quando di simili a noi ce ne sono meno, fatichiamo solo un pò di più a trovarli. E a volte per questo può capitare di sentirci soli al mondo. Ma non è così, c'è sempre qualcuno simile a noi, dobbiamo solo cercare meglio o anche semplicemente aspettare.

Io non lo so ancora cos'ho, se sono borderline o no, se ho qualcos'altro, bo. Oggi ho rivisto Courtney, la mia migliore amica, ero felice di rivederla dopo così tanto tempo. Siamo rimaste 6 ore a parlare, chiuse in macchina. Ero felice, davvero. Ma la testa mi scoppiava, avevo un'ansia immotivata che mi stringeva alla gola. Però abbiamo riso tanto. Il bello di rivedere Courtney è che basta mezza battuta per scoppiare a ridere con le lacrime senza riuscire a fermarci. E' come tornare indietro nel tempo, a quando eravamo piccole e "l'unico" problema era assicurarci di saltare il pranzo e la cena per non ingrassare. L'unico pensiero erano le lamette sul lavandino e gli spazzolini infilati in gola. Ora oltre a questo, c'è il lavoro, i fidanzati, le famiglie di noi e di loro, gli amici, il futuro che ci raggiunge veloce. 

Dovrei rivedere la mia psicologa, presto. Ma temporeggio, non so perchè. Non riesco nemmeno ad andare da un nutrizionista che mi è stato offerto gratuitamente. Troppo impegnativo mentalmente ed emotivamente. Ma devo sbloccarmi.

Quando vado a lavoro, entro in clinica, quella clinica enorme, mi gira sempre la testa. E' tutto così bianco, così lucido e pulito, così rumoroso. Cazzo. Quanti rumori che sento. Le voci di tutti, le turbine, i ferri che sbattono, i passi, le porte che scorrono, gli aspiratori, la punta dell'ablatore sui denti dei pazienti, la pinza fora diga che scricchiola 1,2,3,4 volte, Tigre che ride, Attila che risponde al telefono con voce sgraziata, i capi che fanno battute idiote e sessiste.
Cammino e le mie gambe sono così pesanti sul pavimento, come avessi cavigliere da 3 kg su ogni caviglia. La mascherina mi soffoca tutto il giorno, i fermagli mi fanno male alla testa, ma se tengo i capelli sciolti me li sento pizzicare intorno al collo come fossero tentacoli. 

Spero di riuscire a tirarmi fuori anche stavolta. Che sia dal lavoro, da me stessa. Spero di riuscire ad andarmene ancora, di nuovo. 


Buon proposito: ANDARE DALLA PSICOLOGA PRIMA POSSIBILE.

 

venerdì 9 aprile 2021

Crepe

 Sono giorni in cui ho la testa così piena, da avere la sensazione di avercela completamente vuota. 

Vedo me al lavoro, ad avere a che fare con colleghi, pazienti, capi. Io che rido, io concentrata. Io ridicola, io che sbaglio, io giusta, io sbagliata. Me ne frego e torno a casa come se la giornata non ci fosse stata. 

Mi chiama Jamila come ogni sera non appena ci infiliamo in macchina dopo il lavoro per tornare nelle nostre rispettive case. Ore di racconti, di sensazioni, impressioni. Ore di conforto reciproco, di farsi forza a vicenda. "Io sarò sempre vicino a te quando ti servirà una spalla", "Anche io sister, infatti sono contenta di questo!". Fa piacere avere una presenza come lei, che mi somiglia molto. Quella presenza che c'è e che si fa sentire forte e chiaro, molto vicina. Con lei creiamo e disfiamo mille progetti, mille programmi. Io e Jamila siamo sempre all'insegna del cazzeggio, ci piace ridere e scherzare, ci piace condividere le cose che facciamo durante le giornate, quello che mangiamo, le nostre passioni, i nostri "buchi neri". 

Dei buchi neri non parliamo quasi mai di persona e nemmeno per telefono. Sempre per iscritto. "Sai ho avuto un periodo un pò così anni fa...", "dipingevo perchè stavo male". E così si scoprono pian piano le piccole crepe. 

Crepe di cosa? 

Crepe degli strati.  

Degli strati di noi. Sì, perchè noi diventiamo adulti quando riusciamo a costruire numerosi strati e anche belli resistenti. Strati compatti, uno sopra l'altro. Il più duro è lo strato più esterno, man mano che si va verso l'interno gli strati diventano sempre più morbidi. 

Gli strati servono a tenerci tutti interi, ad impedire di sgretolarci in minuscole particelle. E poi servono a proteggere la nostra parte più morbida. 

Non mi sta pesando per niente invecchiare, anzi, sono troppi felice di farlo. L'unica cosa che percepisco è proprio la formazione di questi strati, man mano che passa il tempo. Li sento formarsi addosso a me, uno sopra l'altro. 

E quindi c'è sempre più la Eve che parla del più e del meno, sempre più la Eve che è cauta nel dare un'opinione strettamente personale. Ci sono sempre di più io che voglio sentir parlare gli altri, tutti. Io che voglio solo scherzare, io che voglio dormire tanto, io che voglio stare tranquilla e per conto mio. 

Dei buchi neri non se ne parla più, il mio strato morbido è sempre più inarrivabile, a volte persino per me stessa. 

A volte sono a casa del mio fidanzato che cucino, la sera. Affetto le verdure senza dire una parola, da sola, lui che guarda la tv. E la testa vola via, vuota. "Come vorrei essere da sola...". E subito dopo "Eve, sveglia, sveglia! Stai cucinando, hai un fidanzato, domani si lavora, non puoi isolarti così, falla finita!"

Giusto, giusto. Torno sulla terra. 

"Vieni qua?"

"No, vieni tu"

"Mi dai un bacio?"

"No, se lo vuoi te lo vieni a prendere, mi hai rotto."

Mi hai rotto, mi hai rotto. 

Sono rotta. 

Andiamo a letto, non riesco a rilassarmi. Io immobile, impassibile mentre lui mi tocca. Testa e corpo completamente assenti. Come se la questione non mi riguardasse. Dopo non so quanto tempo, mi rilasso e mi prende una passione senza fine. Una passione per me stessa. Non so spiegare. 

Ieri mentre facevo il lungo tragitto in macchina per andare a lavoro pensavo "C'è qualcosa che manca, mi manca qualcosa ma non capisco cos'è..." 

E poi "Voglio comprare una casa piccolina e tutta mia dove mettere le mie cose senza che nessuno decida per me o influenzi le mie scelte. Voglio avere un angolo mio per mettere le cose che uso per dipingere e lasciarle li, voglio un balconcino carino dove fare colazione, voglio un tappetino per fare i miei workout". 

Ho chiesto a Jamila se aveva voglia di organizzare un mini viaggio in Provenza, pandemia permettendo. E ha detto di si. Speriamo che almeno lei ci venga davvero in viaggio con me, mi manca troppo vedere il mondo.

Spero di non dimenticarmi del tutto della mia parte morbida. Perchè io sento che deve uscire. Ultimamente riuscivo un minimo a farla uscire dipingendo. La tela che ho iniziato due settimane fa ad esempio è per me fonte di sfogo e orgoglio. Se riesco a disegnarla come dico io, sarà la mia prima tela. E' da giorni che penso a come ultimarla. Peccato mi abbiamo tolto il cavalletto. Ebbene sì. Non sto qui a spiegare come e perchè. Ma non nego di esserci rimasta molto male. "Nemmeno dipingere può essere una cosa MIA".  

A volte mi immagino nuda, con i capelli arruffati, struccata ma con una pelle purissima. Mi immagino mangiare cristalli con grande voracità, come fossero burro. E subito dopo mi immagino correre sempre così, in una foresta, insieme a Jenna. Solo noi, senza preoccuparci dei pericoli, dei vestiti, del trucco, delle persone, della fame, della sete.   

venerdì 19 febbraio 2021

Altrove

"Altrove", nel vocabolario, significa "In altro luogo, da un'altra parte, presso altra gente".

Ho sempre vissuto in funzione di questa parola, e penso sia quella che più rappresenta il mio percorso di vita. Il mio percorso, che è sempre stato per l'appunto Altrove, presso altre persone (che non conoscevo bene), da un'altra parte rispetto a ciò che mi era più familiare. 

E questa parola continua ad accompagnarmi. 

"Eve, mi ascolti?
"Sì sì, sto ascoltando, va avanti".

E invece a volte no, non sto ascoltando. Molto spesso, non per cattiveria, sono semplicemente Altrove.Ascolto quello che mi viene detto, e nel frattempo penso altre 3 o 4 cose. Che brutto vizio, questo qui. Che bella capacità e che infima condanna, riuscire sempre a scappare via, con la mente. 

Me ne vado sempre via, da quello che non mi piace. 

Ho imparato ad associare questa parola anche alle perdite. O meglio, non l'ho imparato, me lo sono inventato. Ho pensato che quando moriamo, noi andiamo Altrove. Che brutta parola "morire". Mi si fanno gli occhi lucidi solo a pensarla. Morire vuol dire sparire, cessare di esistere, cessare di essere in questo luogo. 

E se chi è "morto", fosse semplicemente Altrove? Mi manca chi è morto perchè non è vicino a me. E' questo che sentiamo. Sentiamo la mancanza fisica, sentiamo di aver perso tempo, sentiamo che non si torna indietro. Ma forse quella persona è solo andata in un altro posto e ci aspetta, fino a che anche noi non andremo Altrove. 

Quando andrò Altrove starò bene, rincontrerò tutti e aspetterò anche io che i miei affetti mi raggiungano lì.

E a proposito di questo, del tempo che abbiamo... Spesso mi sembra così insensato. Sgobbare da mattina a sera senza avere tempo per le cose davvero importanti. Senza avere tempo di stare a giocare col cane, senza avere tempo di guardarsi negli occhi profondamente. Oppure mi capita di pensare che sia insensato non sfruttare ogni singolo istante per stare con le persone che amiamo. Per abbracciarle, ridere con loro, baciarle. Quanto siamo stupidi noi umani.

Prima pensavo che sarebbe sempre stato importante essere accettata nella società, essere bella, arrivare da qualche parte lavorativamente parlando. Ora mi rendo conto invece di quanto tutto questo non mi appartenga. L'unica cosa che cerco di fare ora, è tenere i miei pezzi tutti insieme. A volte ho come la sensazione di non riuscirci. Tipo ultimamente, la testa, mi dà parecchi problemi. E' attaccata al corpo, me la sento attaccata, ma se ne va spesso in giro. Non voglio mai più essere bella, non ci riesco, non riesco nemmeno ad essere carina. Sono uno scricciolino dalla voce fastidiosa. Un piccolo cervello ambulante. Non riesco più a trovare i miei contorni, so solo che i miei capelli devono essere lunghi e rossi. 

Quanto non mi piace stare qui, quanto vorrei essere Altrove, anche adesso, anche adesso che ho quasi 29 anni.

sabato 6 febbraio 2021

Suicidal Personality

Quando ero adolescente e mi capitava di digiunare, abbuffarmi o autolesionarmi, pensavo che sarebbe tutto sparito magicamente "da grande". Ero solita cullarmi nella speranza, quasi nella certezza, che si guariva così, da soli, raggiungendo un'età specifica.

Oggi che sono grande, ho scoperto che non era vero. O meglio, per me non era vero. Mi sono trascinata dietro, come un sacco nero pieno di immondizia, tutta quella robaccia. L'unica cosa che è cambiata "da grande", è che ora so dare un nome alle cose. So dire con chiarezza se quello che provo è rabbia, tristezza, gelosia, frustrazione, amarezza, delusione. So dirlo senza vergognarmene. So essere più onesta con me stessa e di conseguenza anche con gli altri.

Io pensavo che da grande avrei avuto cura di me, in tutto e per tutto. Invece non è così, non fa parte di me questa cosa. Continuo invece a coltivare una personalità tendente all'autodistruzione, che sia essa fisica, mentale o di altro genere. Continuo a spingermi a fare lavori che mi consumano, che mi stressano, che mi fanno stare a contatto con un mucchio di gente. Gente che io non ammiro, anzi, tutto il contrario. Non riesco mai a fare le cose che mi piacciono, anzi, me ne tengo quasi lontana. 

Vado a lavoro ogni giorno, lavoro tante ore, guadagno tanti soldi che non ho mai il tempo di spendere. E questa routine non mi da tempo di riposare abbastanza, di nutrirmi adeguatamente, di ricaricarmi. Mi scarica, mi consuma, mi toglie tutto e mi lascia sola con me stessa. E' come se consumasse tutti gli involucri che mi metto sopra per coprirmi. Perchè io, in realtà, cerco di nascondere la mia anima agli altri. Voglio nascondere ciò che ho dentro, tutto il brutto che la vita mi ha lasciato. E invece quando sono stressata (e succede quasi sempre per il lavoro), mi si legge trasparente in faccia. Mi si vede da lontano quanta fatica faccio a reggere il peso delle cose che mi porto dentro. 

E' come se ce l'avessi scritto negli occhi lucidi e con le occhiaie, che non dormo bene da anni, da quando mio fratello ha rischiato di morire davanti a me, da quando mio cugino è morto arso vivo e io l'ho visto in ospedale. Sembra che si possa vedere tutto il mio passato; lo si possa leggere nell'aria persa che mi porto incollata sul viso. 

Sembra che si percepisca subito che sono un pò troppo magra che quasi pare che qualcosa mi stia addosso come per farmi spezzare da un momento all'altro. Come se stessi portando qualcosa sulle spalle di troppo pesante per me, che mi affatica così tanto che pare che stia per cadere giù. 

E' da qualche settimana che sogno incubi. Allora ho pensato "Voglio farmi del male, voglio tagliarmi". E subito dopo "No no, mai. Dopo anni di passi avanti, non posso mandare tutto a puttane adesso. Ho quasi 30 anni io."

Ma a nulla serviva frenarmi, continuavo a pensare cose brutte, cose orribili che avevo visto, cose macabre che potrebbero capitare a me, ai miei cari. 

E invece ieri notte ho pensato "Ma non era meglio che mi suicidavo come avevo deciso anni fa..."

E poi ho pensato, che ora ho capito quando e perchè mi vengono in mente queste cose. Le penso quando sono così esausta da non riuscire a dormire. Così affamata da non riuscire a mangiare. Così stressata da non riuscire a respirare. 

E penso "Sarebbe bello se mi addormentassi per sempre, dolcemente... Per mettere fine a tutto questo caos che ho nella testa, per non sentire più la fatica della vita..."

"Se perdessi tanto sangue, sentirei dolore? Soffrirei tanto?"

Non vedo i miei amici (quei pochi che ho), da mesi. Li sento sporadicamente. Spesso capita che se non li cerco io, non ci sentiamo per tanto tempo. Non vedo il mio fidanzato da 8 giorni, un pò per impegni, un pò perchè in realtà non volevo vederlo. Perchè sembra che le persone vogliano stare con me solo quando c'è qualcosa da fare, tipo commissioni, pulire, cucinare. Come se servissi a dare soltanto una mano. Quando invece c'è da fare qualcosa di divertente, non mi chiamano. Penso di essere noiosa ai loro occhi. Effettivamente non sono una persona molto leggera. 

Domani il mio fidanzato mi ha chiesto di vederci, ma io non so se vorrò. Lo sto evitando da giorni perchè mi vergogno di farmi vedere, un pò da tutti; non so perchè. 

Oggi sono andata dal parrucchiere. I capelli sono uguali identici a prima. Come se pure il parrucchiere lo sapesse che non c'è niente da fare con me, con la mia roba. Come la tagli, come la colori, rimane sempre tutto un ammasso di schifo.

Dopo essere stata dal parrucchiere sono andata da mia nonna. Le ho chiesto, ultimamente, di insegnarmi a cucire, visto che lei è sarta. E' bello imparare da lei. Mi piace vederla fiera di insegnarmi qualcosa in cui lei eccelle. Mi piace che dà per scontato che non sono brava e che imparerò col tempo e con tanta pratica. "Vieni quando vuoi!", mi dice sempre. 

Non riesco a dipingere, non riesco ad allenarmi, sono bloccata in questi giorni. La mia scrivania è un casino, ci sono i vestiti sopra, le matite, i pennelli, i pennarelli, gli acquerelli, lo smalto, la bottiglia dell'acqua, le forbici, la crema, i quaderni da disegno, il diario. 

I miei hanno deciso, ormai da tempo, che anche il mio cane è roba loro. Non mi appartiene nulla secondo loro, nemmeno la mia vita. Perchè se non fosse stato per loro, io nemmeno sarei esistita, io nemmeno sarei rimasta viva fino ad oggi. 

Ma che vita è questa che faccio? E perchè poi, a che pro?

Ho paura di tutto. Eppure lo faccio uguale. Tutto quello di cui ho paura. Stilo una lista, mi tremano le gambe, ma mi presento lo stesso al patibolo per la fucilazione. Come volontaria, non come condannata. "Io, io, per favore, prendete me". Vado, supero, cambio strada. Di nuovo. Verso un'altra prova, diversa, sempre più difficile. 

"Fino a che punto è il mio limite? E' eccessivamente alto, o al contrario bassissimo?"

Quando scrivo, è per dimenticare o per ricordare? Scrivo per alleggerire. Scrivo per svuotare, scrivo per vomitare. 

Non faccio sesso da... Da quando? Non mi ricordo più. Perchè non ho proprio voglia. Perchè mi sento brutta, mi sento vuota, mi sento inespressa. 

Il mio fidanzato mi scrive "mi manchi", mi scrive "ti amo tanto" e io è come se non avessi letto. Rispondo sempre "anche io!", ma vorrei solo dirgli "non ho capito che intendi". 

sabato 30 gennaio 2021

Io posso tutto quello che posso.

Avete ricordi della vostra infanzia?

Io si, ho tantissimi ricordi di molti momenti lontani della mia vita.

Una cosa che ricordo in particolar modo è la sensazione che provavo da bambina quando mi succedeva o stava per succedere qualcosa di bello. 

Ricordo il cuore che esplodeva di gioia e sentivo il sangue caldo scorrere veloce dentro le mie vene. Qualcosa più o meno all'altezza di stomaco e petto. Era una sensazione intensa, incontenibile.

Da piccola, ricordo, questa sensazione era sempre correlata a qualcun'altro. "Sta tornando papà da lavoro", "oggi vedi la tua amichetta", "la nonna ti ha fatto un regalo".

E quando cresci, senti lo stesso le emozioni, ma le senti in maniera diversa. Io, io adesso le sento come se avessi l'ovatta intorno, come se stessi in una stanza insonorizzata. Quando qualcuno mi tocca, mi abbraccia, mi da un bacio, è come se quella sensazione passasse prima in un altro corpo e poi a me. Mi arriva smorta, slavata, afona. 

Come fossi uscita da un processo lunghissimo di "raffinazione". Come si lavano i metalli; dentro al fuoco, poi diventano liquidi, poi si passano nell'acqua, e poi si soffiano, e poi si smussano, e poi si modellano e poi si tagliano. 

"Togli questo, leva quello, lascia solo l'essenziale, la voglio fatta solo di essenza questa ragazza qui".

Non so nemmeno se mi va bene o meno questa trasformazione. Vorrei solo capire dove vanno a finire adesso le emozioni. Cosa gli succede, dove sono nascoste. Nei piedi? Nelle orecchie? Le mani?

"Necessità fa virtù". Penso non ci sia proverbio che rappresenti meglio questi anni della mia vita. Gli anni appena prima dei trenta. "Necessità fa virtù" non penso sia un proverbio applicabile a chiunque. "Necessità fa virtù" vuol dire che tu, lasciato da solo a fare una cosa che non sei ancora in grado di fare, alla fine la impari a fare per necessità. E se io invece, da sola, mi spaventassi e passassi il tempo a dire "non sono capace, non lo so fare"? E se io invece, lasciata sola, con superbia dicessi solo "me ne fotto di imparare a fare questa stupida cosa, farò quest'altra", semplicemente perchè più facile?

Io, io invece no. Io sono e io posso diventare, tutto quel che posso, tutto quello che è nelle mie possibilità. Sono diventata babysitter e donna delle pulizie quando avevo bisogno dei soldi per partire, sono diventata lavapiatti quando una volta partita mi servivano i soldi per mangiare, sono diventata cameriera quando avevo paura di parlare con le persone e avevo bisogno di superare questo scoglio, sono diventata barlady quando avevo bisogno di avventura, sono diventata segretaria e imprenditrice quando c'era bisogno che mi prendessi responsabilità per portare avanti il sogno di chi amavo e infine sono diventata assistente sanitaria quando mi serviva di cambiare vita e di imparare a non aver paura di assistere persone che hanno bisogno di un intervento.

Sarò sempre una persona chiusa, e complessa. Ma potrò sempre cambiare un pezzetto di me. 

Sento che arriverà un nuovo progetto. Non so quando, non so con chi, non so dove. Ma arriverà. Ed è questa la vera risorsa. Proprio questa. Quando riesci, anche dal fondo di un buco buio e fangoso, a creare qualcosa. Ad immaginarti fuori. 

Altrove. 

Libera.

domenica 10 gennaio 2021

Riti d'iniziazione all'età adulta

Quasi 29 anni. Ancora mi si può chiamare ragazza. Ma adesso ancor di più mi si può chiamare donna. Sono grande, sono adulta finalmente. 

Per me ogni fase di passaggio, ogni fase di transizione, ogni iniziazione a qualcosa, è stata sempre ben definita. Come se fosse stato scritto da qualche parte che in quel giorno, a quell'ora, io dovessi divenire bambina, ragazza e poi donna e poi mamma del mio cane, e poi custode della mia famiglia e poi capace di questo e quello. 

Penso che succeda così a chi è molto introspettivo. Sempre domande, analisi interne, domande, liste di cose da migliorare, liste più lunghe di cose da cambiare. 

Ora è arrivata l'età adulta. Me la sento addosso, nelle vene. 

Età adulta non è invecchiare. E' consapevolezze attaccate sul frigo, sullo specchio del bagno, sullo sportello della macchina. 

L'età adulta è quando ti sai prendere meno sul serio. E' quando sai ridere meglio di ieri. L'età adulta è proprio come quando un serpente cambia la pelle. Non è un bruco che diventa farfalla, no. Quest'ultima metafora la userei piuttosto per quando da bambini diventiamo ragazzi. Cambiamento estremamente visibile e splendente. Invece in età adulta ci cambiamo solo la pelle. E ne mettiamo su una migliore, più brillante nei colori, più pulita, che ci calza meglio. 

Da quando sono adulta ho sentito il mio corpo cambiare sotto di me. E io in silenzio a studiarlo, a cercare di capire cosa stesse succedendo. Poi l'ho capito, stavo togliendo la pelle vecchia!

Il viso persino, è cambiato come se ogni spigolo, ogni lineamento, ora si fosse finalmente rivelato. 

Da adulta so dire "questo mi piace e questo no". 

Da grande so seguire le mie passioni. 

Da adulta so lasciare andare le cose superflue.

Da grande so assaporare il cibo senza rimorsi.

Da adulta so pensare di più a me stessa e meno al giudizio degli altri.

 

Solo una cosa non cambia anche ora che sono grande. Non riesco a smettere di sognare, mai. Se una cosa mi piace, voglio sempre provare a realizzarla.    

giovedì 31 dicembre 2020

Mettere in ordine

 Che cosa bizzarra.


Questo blog penso sempre di averlo ormai abbandonato, superato. Ma sto realizzando che non lo abbandonerò mai, perchè per quanto banale, questo spazio, mi aiuta a fare il punto della situazione. Ma non una "lista della spesa", no. Tipo desideri, cose da acquistare, obiettivi. Quelli li scrivo su post it o sull'agenda. 

Io scrivo qui, sul blog, per fare "IL GRANDE PUNTO DELLA SITUAZIONE". E dalla cronologia, a quanto pare, accade annualmente e sempre in questo periodo, Capodanno. 

Non amo in particolar modo le ricorrenze, mi mettono tristezza. Sembra che le ricorrenze debbano sempre essere grandiose. Grandi regali, grandi aspettative, quantità spropositata di gente che festeggia. E io invece le passo quasi sempre sola o in maniera "triste". Ma preferisco così. Perchè ho capito che essere felici è tutto l'anno, ogni mese, ogni giorno. Essere felici è mordere ogni secondo che la vita ci dona e gustarselo.


Mai avrei pensato di raggiungere così tante consapevolezze personali come ho fatto in quest'anno così orrendo. Il lockdown è stato per me una pausa sofferta, ma che, ad oggi, ringrazio come fosse stato l'evento migliore di questo 2020. 


Chi mi segue da tanto sa che ho passato momenti piuttosto brutti e che ho sempre lottato contro i DCA. Mi stavo riprendendo, a fatica perchè dovevo sbrigarmi a guarire, a trovare lavoro, a reinserirmi decentemente nella fottutissima società. Sentivo (l'ho sempre sentita) pressione da parte della mia famiglia, per riprendere peso, per smetterla di piangere, essere depressa, stare a casa senza la forza di lavorare. Allora ho lavorato poche ore a settimana per diversi mesi. Lavoravo fuori casa per massimo una ventina di ore e poi quando ero a casa scrivevo articoli per internet. 


Poi, LOCKDOWN.


Tutto chiuso, non si può uscire. Pur volendo, non si poteva proprio. E allora mi sono dovuta fermare. Ed ero giustificata a farlo. "Tanto non si può uscire". Ero ferma e ho iniziato a pensare a cosa potevo fare per trascorrere il tempo. E ho sperimentato. Tutto ciò che pensavo potesse darmi gioia, lo facevo. Ho guardato bei film, ascoltato musica diversa, imparato i passi base della salsa, mi sono allenata ogni giorno, ho cucinato tutto quello che mi passava per la testa, ho dipinto e disegnato, ho studiato per il corso che stavo facendo.

Cose che abbiamo fatto più o meno tutti. Ma ho iniziato a riflettere e scrivere sull'agenda tutto ciò che ho nella vita e per cui sono grata. E mi sono accorta che ho davvero tanto. Ho imparato a gioire di quello che ho invece che essere amareggiata per quello che non ho.


Ma soprattutto, in quarantena, ho imparato a godermi la solitudine. Prima avevo così paura di essere sola, era il mio incubo peggiore. Ora non lo è più, perchè ho capito che io, per ricaricarmi, ho bisogno di stare un pò da sola a fare ciò che voglio. Prima volevo solo riempire i momenti di noia con qualsiasi attività possibile, con qualsiasi persona possibile. Ora aspetto di avere uno o due giorni di solitudine per ricaricare le batterie.


Mi sono fidanzata proprio così. Dopo anni, ho rivisto un amico di vecchia data. Siamo andati al lago con i nostri cani. Ed io ero felice, felice perchè c'era il sole, c'era Jenna con me, eravamo immersi nella natura. Ero rilassata e serena. Parlavamo come se ci fossimo visti il giorno prima.

 

"Ma se ora ti dessi un bacio?"

No, ho pensato. Non ora, non qui, perchè devi rovinare questa giornata. Ma perchè? 

Mi sono sottratta, con un sorrisetto amaro. Mi hai portato al lago per scopare?

No. Ho solo chiesto se posso baciarti, non te ne pentirai. Tu lo sai che mi piaci da circa 7 anni... Vediamo almeno come va, dammi una possibilità.

Beh, Jeff, tu sei un bravo ragazzo, dovresti aspirare a qualcosa di meglio. Io non sono esattamente la ragazza perfetta con cui stare, sono molto complessa e non so far star bene le persone. Quindi, se non ti dispiace, sarebbe meglio se continuassimo ad essere amici e basta.

Ma tu che ne sai di quello che voglio, almeno fa decidere a me.

 

 

E alla fine ci siamo innamorati. 

Jeff è completamente diverso dai ragazzi che ho avuto fino ad ora. Lui fa l'ingegnere, è sempre molto calmo, equilibrato, prudente, studioso, informato. E' sempre dolce, scherzoso, sorridente, a volte timido, riservato, pantofolaio, piuttosto nerd. E io sto davvero bene con lui, mi sento felice vicino a lui, anche senza fare nulla. Quando capita che passiamo il weekend insieme, se io voglio stare sola, vado in un'altra stanza della casa, cuffie e faccio ciò che voglio. E così fa anche lui, e la cosa non ci dispiace affatto. 


Tutto questo post per dire che sono contenta di aver messo ordine. Nelle mie priorità, nei miei desideri, nella mia persona, nelle persone che voglio abitino la mia vita, ordine nella mia vita stessa.

Certo, è una continua lotta qualla davanti allo specchio. Ho 28 anni e quando fisso lo specchio continuo a pensare che il culo è troppo grande, le smagliature sulle cosce, le tette troppo piccole, e se solo avessi quel filo di pancia in meno, e se fossi 5 cm più alta, e se nascevo con la pelle scura era meglio, e vorrei capelli più folti, eccetera. Però ora mi riconosco un pò di più. "Hey, sono io quella", penso.


Sono un'introversa. Ho dei problemi relazionali. Ma va bene così. Io voglio stare con poche persone alla volta, scelte con cura e basta. Mica siamo tutti uguali! 

Ecco, io sono così. Sono proprio così e il bello è che mi inizia ad andare bene.

Io non ho buoni propositi per il 2021. Ma non per la pandemia. Semplicemente perchè vorrò, ogni giorno, godermi i momenti della vita il più possibile. Voglio amare, donare, sorridere, far sorridere. Quindi, per me, oggi 31 Dicembre 2020, non è una fine, nemmeno un nuovo inizio. E' un giorno in più di cui ho goduto. 

Anzi, forse c'è una cosa che mi auguro. Di continuare a pensarla sempre così. Spero, durante l'arco del 2021, di non lasciarmi inghiottire dal lavoro, dai brutti eventi, dalle brutte persone. Mi auguro di non perdere la gioia, l'energia mentale, la creatività, la gratitudine per me e per gli altri.




giovedì 2 gennaio 2020

Sparizione

E se la soluzione fosse sparire, senza lasciare traccia di sè? Lasciando solo cose fatte da me, ma che siano altri ad usufruirne. Del resto, non è quello che ho sempre fatto? Dare e poi sparire dalla vita di quella persona quando non servivo più. E se estendessi questo concetto a qualunque persona io abbia intorno? Lasciare qualcosa di mio, ma non me.

Dissolta nel nulla. 
 
Non nego che inizio a riflettere seriamente sulla questione, anche se non ho idea di come poter attuare un simile piano. Il fatto è che sono davvero molto stanca. Di una stanchezza che mi trascino dietro da tempo ormai. Stanca di ascoltare, di sostenere, di aiutare, di non trovare una persona che mi somigli, una persona a con cui condividere le cose, una persona che mi aspetti fuori dal cancello di casa per andare a fare una passeggiata, una persona che non mi faccia sentire inadatta, strana, diversa, di troppo. Una persona che non abbia necessità di "domarmi", una persona che mi faccia capire che vado bene così e ha piacere a passare tempo con me.
Penso di essermi rassegnata all'idea di rimanere sola ed individuale. Perchè nessuno capisce, nessuno ce la fa a sostenere tutto quello che sostengo io, nessuno riesce a sostenermi, perchè è davvero difficile. 

Due giorni fa con mio padre, mentre eravamo in macchina, abbiamo avuto un dialogo strano. Mi ha detto che secondo lui, fare corsi, lavorare tanto, non dovrei farlo. Non ti serve, mi ha detto, tu potresti fare un lavoro qualsiasi, pagato non troppo, non hai bisogno di fare la donna in carriera. Parlava dando quasi per scontato che io avrò, presto o tardi, un uomo al mio fianco che provvederà a me. Parlava pensando che ben presto, io farò la mamma. Ma io gli ho detto:"E a me chi ci pensa scusa? Quando dovrò mantenere la macchina, fare viaggi, comprare cose per me, chi ci pensa? Non ci pensa nessuno pà, ci devo pensare io, io e basta. E poi tu, mamma, mio fratello? Se serve qualcosa, chi ci pensa? Ci penso io. Io non faccio la donna in carriera, io faccio quello che so fare, penso al futuro, perchè se non lo faccio io, non lo fa nessuno al posto mio."
E di nuovo lascio mio padre senza parole. Perchè nessuno se lo aspetta il motivo vero per cui io faccio le cose, perchè non è quasi mai un motivo palesato o semplicemente, la maggior parte delle ragazze della mia età non pensano a questo, non hanno queste esigenze. E soprattutto, dopo tutto quello che mi è capitato, verrebbe più da pensare:"Ma come cazzo è che sta ancora in piedi e invece di buttare sangue dalla bocca addirittura fa e disfa piani, aggiusta, consola; ma non crepa mai questa?"
E lui ha detto che è contento se è questo il programma e poi ha detto:"Te non sei una tipa che si butta nel letto e si chiude in camera, non sei mai stata così... Hai un carattere molto forte, addirittura troppo forte per essere una donna..."
E lì gl'avrei voluto chiedere:"E allora come si fa? Spiegamelo pà, come faccio a essere meno forte? Voglio accasciarmi a terra e piangere tutto il dolore di questo anno, tutti i dolori che mi sento nel corpo, tutte le notti insonni, tutti i dolori che non ho potuto piangere perchè dovevo consolare ed essere forte per chi non riusciva. Mi dai una mano tu pà? A diventare uno scricciolo minuscolo e impaurito, una cosa debole, talmente debole e innoqua che la si può solo amare. Aiutami tu perchè io a cambiare non ci riesco."

A me viene facile solo di essere forte, solo di ricacciare dentro le lacrime, soprattutto da quando mio cugino è morto di morte violenta. E' come se ogni cosa avesse perso il suo significato, come se fosse tutto meno importante, irrilevante. E' come se tutta l'agonia, la corsa all'ospedale, le grida, l'esplosione, fosse tutto ancora qui. Ogni giorno è come se dovesse accadere ancora tutto quello che purtroppo è già successo. E' come se aspetto che torni, come se in realtà niente se l'è portato via così. 

Vado a lavorare con mio zio da quando mio cugino non c'è più. Mi è venuto spontaneo dirgli "vengo io a darti una mano zio". Ma mica per i soldi, come pensano tutti. Solo perchè io sapevo che zio non ce l'avrebbe fatta tutti i giorni a reggersi in piedi, a fare finta di niente, ed io mi sono sentita la persona più adatta a prendersi l'onere di vedere un padre annientato, coraggioso ma spezzato a metà dal dolore. Mi sono sentita l'unica in grado di non piangere con lui ogni volta che qualcuno lo ferma per abbracciarlo e fargli le condoglianze. Io guardo a terra, di fianco a lui, come una specie di angelo custode, che si assicura che niente altro di male possa accadere. Guardo mio zio quando scende dalla macchina, lo accompagno ovunque, guardando intorno per vedere che nessuno voglia fargli del male, perchè mio zio è un omino piccolo e anche molto pacifico, penso che non si ribellerebbe mai a nessuno. Io invece so essere una bestiaccia se serve e quindi gli guardo solo le spalle. 

Anche gli studi che voglio intraprendere sono per mio cugino, che non ho saputo aiutare. Lui era molto depresso, da un anno, e io non ho avuto i mezzi per stargli vicino. Lo portavo solo a passeggio coi nostri cani, gli dicevo che doveva essere forte, che noi eravamo tutti li per lui. Ma la depressione è brutta, non è una cosa facile. Io ho ascoltato e ascolto gli scleri di tutti che si sentono in colpa perchè lui non c'è più. Io ascolto, consiglio, sono forte, io non crollo, rimango ferma come una colonna a cui appoggiarsi. 
Ma dentro implodo, penso e sogno cose da far venire i brividi, certe volte ancora non dormo, per più di un mese non ho proprio dormito dal dolore. E la cosa brutta è che non c'è soluzione, non c'è consolazione per nessuno.  

Io non ho un posto cui mi sento di appartenere. Nè un posto, nè persone. Mi sento sempre male, sempre a disagio. Se mi ci sento in casa, figuriamoci fuori. E il disagio si amplifica quando vedo che al contrario di me, tutti hanno trovato il loro posto nel mondo. Io no, io da nessuna parte e consapevole che non lo troverò mai. Mi sento tranquilla solo in camera mia, tra le mie cose, i miei libri, il mio computer, la mia musica, le mie cose per dipingere, le mie cose per scrivere. 

Ho aspettato tutta la vita che qualcuno mi raggiungesse. Io mi sono mossa in continuazione ed insconsciamente ho sempre atteso che qualcuno si unisse a me nel fare quel che io stavo facendo. Ma non è mai accaduto. E da pochissimo ho realizzato questo. E ho capito anche che nessuno farebbe mai alcunchè al mio fianco, forse perchè non do sicurezza o semplicemente perchè sono una compagnia sgradevole o che a lungo andare diventa ingombrante e ingestibile. Le persone preferiscono fare le loro cose con altri, con me no. E io capisco adesso. Ho preso coscienza del fatto che qualsiasi cosa, sarò sempre sola a farla. Ecco perchè prima mi veniva paura. Perchè inziavo le cose pensando "va beh, io inizio, tanto poi mi aiuta tizio o caio". Ecco qual'era l'errore. A ritrovarmi poi sola mi veniva terrore e facevo disastri presa dall'ansia. Invece, ora, iniziando sapendo che dovrò affrontare tutto in solitudine, è un'altra storia. Faccio le mie valutazioni diversamente e doso meglio le mie energie. 

domenica 29 dicembre 2019

Minuscolo Universo

Sono tornata da là sotto dov'ero finita. Da sola, scesa laggiù e poi tornata di sopra.

Tutti che non sanno chi io sia veramente, ma la verità è che non si potrà scoprire mai, perchè io non sono capace di essere una cosa sola. Io non sono capace di delinearmi uno spazio stretto intorno. Di me non si potrà mai dire "Eve è una pittrice" oppure "Eve è una dottoressa" o ancora "Eve è una pasticcera fantastica". Di me si dice di tutto, specialmente cose negative, ma anche niente, anche i silenzi di me si dicono.
Una volta, tanto tempo fa, un'amica di mamma le chiese "Ma tu, lo sai com'è Eve? Ti sei mai chiesta com'è fatto il mondo di Eve?". Mia madre scoppiò a piangere, non per la nostalgia di me, ma semplicemente terrorizzata dal fatto di non saper rispondere, per il fatto di essere colpevole di non conoscere la creatura che aveva creato dentro le sue viscere, fatto uscire, nutrito. Spaventata dal dover riconoscere che al "mio mondo" nessuno aveva contribuito, io l'avevo creato sempre, fin da piccola, da sola. L'avevo cambiato, ribaltato, cancellato e avrei continuato a farlo in eterno con il risultato di non essere mai conosciuta da nessuno.

Ho avuto tanti uomini, tutti sbagliati. Tutti che mi prendevano come un quadro e mi appendevano in casa propria e dicevano a tutti "ammirate che cosa mi sono rubato con l'inganno, guardate tutto il mio merito. Son così bravo da meritarmi questo quadro costosissimo tutto mio". Uomini ammaliati da quest'incomprensibilità della mia anima, dalla complessità, dai silenzi, dal casino che faccio, dalla mia dolcezza, DALLA MIA UTILITA'. Sì, perchè di me ciò che più si dice è che io sia "estremamente dolce e utile". I miei parenti dicono così. Utile, come uno spazzolino del cesso, utile come la bottiglietta d'acqua che tieni sempre in macchina perchè sia mai ti dovessi sporcare con l'olio del motore, almeno hai con che sciaquarti. Solo che oltre a queste cose declassanti, tutti gli uomini che ho avuto, e non solo loro, si sono sempre accorti che io "non ero gestibile". Io non lo sono perchè io non riesco a farmi mettere dentro i riquadri. Non riesco a farmi contenere in un confine, io devo sempre sconfinare. Io, è come se vivessi costantemente a braccia avanti e mani aperte, per prendere tutto, tutto quello che trovo, tutto quello che voglio, tutto quello che mi passa per la testa di avere. Prendo e arraffo tutto e lo metto dentro al sacco, senza curarmi che il sacco è talmente pieno che le cose che prendo potrebbero andare in conflitto tra loro. No, non me ne curo, devo riempire il sacco, il sacco devo essere pieno perchè sono sempre da sola e queste cose che prendo devono farmi compagnia.

Le ragazze anoressiche fanno questa fine. Noi cresciamo facendoci i nostri schemi, come una canzoncina rassicurante, perchè è tutto un gran casino in realtà. Noi cresciamo bloccate, sole, con la costante voglia di lottare contro ogni forma di terrore con ogni nostra forza, come direbbe Pasolini.
Ecco perchè siamo sole, perchè parliamo una lingua sconosciuta, una lingua solo nostra, individuale, che ci ha condannate ad essere sole.

Mi sono cambiati i lineamenti del viso, non so se tornerò mai a sorridere come prima, ho sempre l'espressione dura e severa.

Io sono riuscita a trovare il modo di non pensare più al suicidio. Riempio la testa di conoscenza e sapere. Mi piace molto conoscere cose nuove. Ora sto studiando, sto facendo un corso e appena l'avrò finito, inizierò a lavorare e successivamente intraprenderò un percorso universitario. Non ho mai avuto modo di fare l'università e anche se è un pochino tardi (ora ho 27 anni), vorrò provarci e riuscirci. Voglio studiare fino a che potrò. Dopo, con tutta probabilità, farò i piani per aprire e condurre anche un piccolissimo B&B. Tutto quello che sto cercando di fare, è solo creare un mio minuscolo mondo. Un mondo che capisco solo io, ma che non sia più solo me fluttuante nel vuoto, ma me dentro un universo che abbia il sapore di me.

Perchè io non mi raggiungo mai. Io dico sempre ciò che penso, dico la verità e la verità è spesso spacevole, non piace mai a nessuno. Ecco perchè io non sto bene con la società. Anche perchè ho il difetto di essere una persona IPERSENSIBILE. Io sento tutto amplificato. Non solo le parole, io sento proprio le sensazioni e i sentimenti. E' come se mi mancassero strati e strati di epidermide e una leggera brezza estiva, addosso a me fosse come una tempesta. Come aghi, lame e spilli addosso, sento le emozioni delle persone.

Mi sto facendo crescere i capelli, mi arrivano alle spalle adesso. Li avevo tagliati cortissimi, rasati, ora li voglio di nuovo lunghissimi. Sono color rame adesso, ma quando saranno adeguatamente lunghi, li tingerò biondi, quasi bianchi.

Tra qualche giorno mi organizzerò per andare da sola ad una mostra di acquerelli che mi piace. L'arte mi fa sentire l'anima riempita.

L'unica cosa che sto cercando di fare, in realtà, è ricostruirmi. Pezzo pezzo. Io credo, mi troverò durante tutta la mia esistenza a doverlo fare. Non essendo niente ed essendo contemporaneamente tutto, non ho base mai da cui partire. Quindi ricomincio sempre da zero. Ricreo, e poi rispacco tutto di nuovo. Mi rifaccio da capo, e ogni nuova me non assomiglia nemmeno un poco a quella di prima. Spesso ultimamente penso pensieri strani. Tipo, chissà cosa diranno di me al mio funerale. "Eve era...", cosa? Cos'ero? Io stessa non saprei cosa dire. Se non lo so dire io, come faranno gli altri? Chi dietro a ogni mio gesto c'ha visto cattiveria, invidia, manipolazione, gelosia, smania, immaturità; come farà a dire qualcosa di buono di me quando sarò morta?
E' come se tutti andassero decisi in una direzione e solo io spingessi per andare dalla parte opposta perchè vedo più bello dillà anche il cammino è più lungo.

Io ho amato un ragazzo che mi ha lasciato perchè sono anoressica. Che poi io, giuro, la smetterei di fare l'anoressica, se qualcuno mi amasse sul serio. Se riuscisse ad amarmi come amo io. Forse è davvero chiedere troppo. Tutti dicono che in amore ci si accontenta. Tipo, ti sposi, fai figli, metti su una casa e abbozzi tutta la vita. E' così l'amore, dicono. Io non lo so com'è, so solo che non mi sono mai sentita amata davvero. Ho sempre sentito un vuoto dentro, soprattutto quando ero in relazione con qualcuno che mi diceva "io ti amo, ma tu devi startene un attimino buona perchè non so come gestirti e se fai così mi dai noia". Ho sempre tentato di sparire, di auto-annientarmi. Ce la mettevo tutta, con metodi sempre nuovi nascosti dietro buonissime intenzioni. Io stessa ero a dipingerle per convincere tutti. "Sto facendo questo perchè così mi sento molto meglio". Sono nata autolesionista, ma sto facendo sforzi per non morirci.
Prendo spunto dalla vita che fa la mia migliore amica. Lei si vuole bene, lei si prende il tempo per sè. Ovviamente non per fare tutto ciò che vorrebbe perchè entrambe abitiamo ancora in famiglia e le nostre famiglie sono molto stressanti, perchè noi siamo le figlie femmine, le maggiori, quelle che sono state messe al mondo per risolvere cose. Però lei si prepara pranzo, cena, se vuole dormire per riposare lo fa, se vuole vedere un film col suo fidanzato lo fa. Io prendo spunto da questo, tipo ultimamente quando torno tardi a casa dal corso e devo pranzare e non c'è cibo preparato e tavola apparecchiata, anche se i miei iniziano a mettermi pressione, io semplicemente non rispondo, non comunico, mi isolo fino a che non ho consumato il mio pasto con calma e soddisfazione. Mi apparecchio la tavola, mi siedo composta e non rimango a mangiare in piedi. Per me questo è già tanto, sono piccoli passi verso la creazione del mio minuscolo universo. 
 

martedì 9 aprile 2019

Sono venuti a salvarmi...?

Sabato mattina ho rivisto i miei genitori, dopo mesi. Avevo sensazioni contrastanti nei giorni che precedevano il loro arrivo. Avevo paura che mi facessero le solite ramanzine sul fatto che devo mangiare di più, essere più calma, più ordinata in casa...

E invece no. Nemmeno l'ombra di tutto questo.

Sono arrivati in anticipo, ero uscita a buttare l'immondizia. Mi vedo sfrecciare davanti una Ford blu, la riconosco subito, è quella dei miei che si fermano poco più avanti. Pensavo mi avessero visto, tenevano lo sguardo verso la mia direzione.

E invece no. Non m'avevano riconosciuta.

Ho agitato la mano in cenno di saluto e sorriso camminandogli incontro. E avevo il viso di mio padre, di pietra, con la bocca semi aperta che mi fissava incredulo.

"Siete arrivati finalmente! La macchina si può parcheggiare lì"

Mia madre sorride annuendo, mio padre muto e di pietra. Si scambiano uno sguardo.

Parcheggiano, gli vado incontro per baciarli all'italiana e invece no. Mio padre mi abbraccia, allora lo abbraccio pure io, più forte che posso. Non capita mai. Lui dice solo:"Ma... ma... che è successo?"

In che senso? Non glielo dico ma lo penso. Vedo che mi fissa le gambe, le mani, i polsi... E allora capisco che quel "ma che è successo?" è riferito al mio involucro. E' riferito alla magrezza eccessiva, alle occhiaie viola, il colorito giallo, i vestiti larghissimi, i capelli sporchi... Capisco che ho le sembianze di un'eroinomane, che vorrei tanto dirgli che sono finita in un giro bruttissimo, che mi drogo ogni giorno e ho bisogno d'aiuto per smettere.
Ma la verità, molto più brutta da mandar giù, è proprio che non c'è nessun problema di questo tipo. Non c'è niente, non è successo proprio un bel niente.

Poi siamo entrati a casa e Jenna li ha amati subito, specialmente mia madre, la seguiva ovunque, le si è messa a dormire addosso, scodinzolava tantissimo quando lei le parlava. Il mio fidanzato non c'era, era a lavoro.

Dopo un pò mamma mi ha mandato insieme a papà al parco con Jenna, lui aveva voglia di fare una camminata. Al nostro ritorno vedo dalle mie finestre penzolare lenzuola, tende, era tutto spalancato. Rientriamo e mia madre stava sistemando e pulendo tutto, ma stavolta era diverso.
Mi ha invaso già dall'ingresso un buon profumo di pulito, c'era molta luce. Mi sono seduta sul divano, col fiato corto per via della camminata al parco e me la guardavo. Mia madre là, in cucina, tutta raggiante che metteva ordine e pulizia a suon di sorrisi. E vedevo il piano cottura come nuovo, poi il letto rifatto a regola d'arte, pavimento splendente...

Mi gustavo la scena. Mi sembrava che fossero entrati due angeli a casa mia che con estrema facilità aggiustavano tutto. E mi chiedevo se l'odore di voglia di morire che emanavo, lo sentissero anche loro insieme a Jenna. Mi domandavo se anche Jenna non stesse istintivamente prendendo parte a tutto questo. Se anche lei non avesse visto in quei due estranei entrati in casa, una via di salvezza per me. Che aveva capito che lei da sola non poteva e allora voleva che quei due umani-angeli restassero qui il più a lungo possibile.
Mio padre non ha perso l'abitudine di fare battute ed essere divertente. Ridevo di gusto alle sue battute, ecco come si rideva, pensavo. Ma m'affannavo pure ridendo...
Abbiamo parlato molto e finalmente loro anche con Valerio, schiettamente e direttamente. Tanti errori ammessi, problemi venuti a galla, tanti sensi di colpa e cose comprese definitivamente. LORO. Sì, loro. Perchè ora che ho 27 anni e sono ridotta male, allora figlia mia torna che con te abbiamo sbagliato qualcosina. Ma non sono arrabbiata, anzi. Tutt'altro.

Mi sento sollevata. Non importa quanto tempo doveva passare, non importa il modo. Sono solo contenta che piano piano le persone a cui tengo e che dovevano capire ed accettare delle cose di me, lo abbiano iniziato a fare ora. Mamma, papà, mio fratello, il mio fidanzato ed infine io. Io dovevo essere voluta bene e amata. Ma non a parole, con i gesti. Ed ora, farmi una telefonata non sarebbe servito a nulla o a ben poco. Adesso serviva che qualcuno facesse irruzione forzatamente a casa mia per venirmi a riprendere per la punta dei capelli. Perchè io non ho la forza più nemmeno di parlare al telefono, nemmeno di cucinarmi un piatto caldo, nemmeno di alzarmi da dove sono sdraiata... E non me la so dare la motivazione del perchè sono arrivata a ridurmi così. So solo che ora sto ridotta male e mi serve aiuto.
Eve K., quella che donava tutto, è morta. Non c'è più e mai più tornerà. L'hanno ammazzata a sassate e non c'è più. Oggi ci sono Io. Me stessa. Torno dalla guerra, m'hanno liberato dall'invasione nemica. Ora torno con tante ferite, senza un arto e tanta amarezza in corpo. Ma son tornata. E' questo quello che conta. Tornare dalla guerra. Perchè c'è chi addirittura non torna più. E io invece ho la fortuna di essere ancora viva. Di non essere rimasta vittima della mia guerra, solo ferita gravemente.

Va bene così. Sono la prova vivente che a volte, la soluzione, non è uguale per tutti. Che a volte c'è chi ha bisogno di un aiuto in più e chi per niente. C'è chi deve arrivare fino all'inferno, farsi un giretto e poi risalire. L'amore non è quello dei libri. L'amore è quando, indipendentemente da cosa possiedi e cosa vuoi realizzare nella vita, accarezzi la persona che hai di fianco ogni giorno con ogni mezzo a tua disposizione. Se non lo fai, non ami.

Io ora voglio pensare a me stessa davvero, a rimettermi in sesto e a prendermi cura di me stessa, voglio coltivare le cose belle che ho dentro, fare un lavoro che mi renda soddisfatta dell'essere umano che sono. Lavorerò a contatto con la natura a 360 °. Io fortemente desidero la calma e la tranquillità. Fortemente desidero amore. Non lo andrò più a cercare, sarà dentro di me. Coltiverò il bello dentro me così che non dovrò più colmare il vuoto andando a cercare cose all'esterno. Anche se con il mio attuale ragazzo finirà, non importerà. Sarò pronta a qualunque cosa perchè io ho dato veramente qualsiasi cosa. Se indietro non mi torna nulla e anzi mi verranno avanzate ancora altre pretese... Beh, saprò cosa fare. Con serenità, senza scalpitare e disperarmi. Sarò consapevole. Che insieme a qualcuno di sbagliato ci si sente più soli che quando si è senza anima viva intorno.

Prego, ora prego, che io possa avere la capacità di distinguere sempre cosa mi fa male e cosa mi fa bene, cosa è giusto e cosa non lo è.

venerdì 5 aprile 2019

La voglia di morire che odore ha?

Me lo chiedevo stamattina, mentre ero in dormiveglia sul divano, avendo deciso di non andare a lavoro. Avete presente quando senza accorgervene vi ritrovate a pensare cose brutte che però vi fanno salire ansia perchè in fondo a voi sapete che sono vere anche se brutte. Ecco, stamattina io, così, sul divano, vicino a Jenna.
M'è partito il cervello a fare il resoconto di quest'ultimi due anni in special modo. Ma prima di parlare di questo c'è da fare una premessa.

ESSERE. UMANO.

Analizzando questa parola, mi ci sono soffermata e ho pensato: "Allora anche Jenna è un essere umano, perchè è dolce, espressiva, capisce le emozioni, è un essere umano, sì..."
E invece no, Jenna è un essere altrettanto meraviglioso, che appartiene al mondo degli animali. E' un ESSERE ANIMALE, per il semplice fatto che non può parlare, leggere, scrivere, dipingere, recitare, commuoversi per una poesia... Lei non può, io sì anche fin troppo direi. Ma il fatto è proprio questo: Jenna non è sbagliata perchè vive in base alla sua stessa essenza. Senza riuscire a fare altrimenti perchè guidata dall'istinto.
Io invece sono per l'appunto un essere umano, io, devo dare un 'senso' alla mia stessa esistenza altrimenti è persino vano esistere. Creare, inventare, fare, scegliere, scrivere... Tutto questo possiamo fare, tutto o almeno una di queste cose o cose affini ad esse.
Ecco, io, non so fare quasi nulla di tutto questo e non ho la forza e lo spirito per farle più. Io ho pensato solo:

"Ogni lavoro che faccio non vado mai abbastanza bene io o sono io che creo problemi, una relazione degna di questo nome non ce l'ho mai avuta perchè non posso aiutare ma sono malata e devo essere aiutata io, non ho nessuna abilità particolare, non sono indispensabile e fondamentale per nessuna persona esistente oggi sulla faccia della Terra... Ma quasi quasi... Non mi spiace poi così tanto morire, anzi addormentarmi per sempre. Le persone si spaventano quando pensano alla morte perchè immaginano torture e dolori atroci che precedono il momento del decesso; ma io vorrei solo addormentarmi senza alzarmi mai più, così come sono adesso, con questo rumore di caos e dormire per non sentire più niente. Niente caos, niente ansia, solo la totale inesistenza..."

Ho pensato così intensamente a questa cosa che anche se ero sdraiata con gli occhi chiusi, li ho aperti perchè mi girava tutto e il traffico delle macchine fuori dalla finestra era improvvisamente diventato un boato enorme nel quale non riuscivo più a distinguere singolarmente i suoni.

Ad interrompere questa cosa nella mia testa, non so per quale motivo, è stata Jenna come al solito, ma stavolta sono rimasta estremamente sorpresa. Però a volte, per sfuggire a qualche decisione 'pesante' (come quella di porre fine alla mia esistenza), sono persino in grado di immaginarmi le cose. Le estremizzo in positivo, così mi acquieto. Come l'episodio della signora due post fa. Magari quella stava già ridendo per aver visto Jenna, ma invece io ho immaginato tutte quelle cose. Per calmarmi, per ingannare me stessa con l'ottimismo.
Però, Jenna era sdraiata di fianco a me, col muso verso i miei piedi e io dormivo in teoria, non le stavo dando attenzioni insomma. Lei si e' girata di botto, con un mini guaito e ha iniziato a leccarmi piano, mi ha messo una zampa in faccia sempre piano e scodinzolava e faceva tutte moine e mi si è strusciata tutta addosso...
Mi sono scese le lacrime e ho pensato:"M'avrà sentito i pensieri? La voglia di morire ha un odore preciso, forte e persistente, diverso da qualunque altro? Visto che i cani sentono le nostre emozioni tramite i ferormoni che rilasciamo, allora vorrà dire che la voglia di morire rilascia tantissimi ferormoni al gusto di wasabi?"

Non lo so se Jenna m'ha sentito veramente e voleva dirmi qualcosa. Perchè ho pensato anche che io ho moltissimo bisogno di lei; lei di me ora sì, ma non necessariamente. Se io morissi, lei non farebbe troppa fatica ad abituarsi ad un padrone 'migliore', cioè che può offrirle una vita migliore. Più tempo, più coccole, più spazio, avventure migliori...
Anche i miei alla fine, non hanno bisogno che io rimanga in vita necessariamente. Anche la mia migliore amica, che ora magari legge e si incazza, però è vero, tutto scorre bene quando non ci sono io. Io servo solo a creare più caos perchè ce l'ho dentro, a mettere più angoscia perchè sono paurosa, incontrollabile, non riesco a gestirmi da sola nemmeno io, figurarsi gl'altri! Ma non lo dico come avessi 15 anni e volessi sentirmi dire il contrario. Lo dico consapevole. Ci rifletto da moltissimo tempo. Tutte le persone che ora conosco riuscirebbero ad andare avanti meglio senza me, ho perso la mia utilità. Ho la rubrica strapiena di numeri di telefono, e non riesco mai a chiamare nessuno. MAI. Ma non per colpa loro, semplicemente perchè so che 'avrebbero di meglio da fare' piuttosto che star a subire la mia angosciante presenza. A tollerarla perchè sono persone per bene ed educate.

L'altro giorno volevo provare a chiedere a una ragazza che ho conosciuto qui se potevamo andare a bere un caffè insieme. Non ce l'ho fatta. Mi sono messa a cucinare.

Stamattina sono uscita di casa con degli ottimi propositi: non salutare nessuno, non parlare con nessuno, non parlare di me se qualcuno attacca bottone. E' andata bene. L'ho fatto e mi sono sentita meglio ad avere l'espressione che rispecchiava il mio stato d'animo. Seria, taciturna. Fino a che non avrò le palle di farla finita (perchè ce ne vogliono veramente tante, un conto è dirlo, trovare il coraggio è un'altra storia) voglio adottare questo modo di stare. Perchè sento troppi scompensi emotivi; mi sento tristissima, ma in molte situazioni rido e scherzo per mascherare o per mettere a proprio agio gli altri. Basta, voglio solo stare in silenzio. Non voglio mostrarmi più positiva ed entusiasta perchè non lo sono più. Non mi va più di sorridere o ridere a cose che non trovo divertenti. Tanto, nonostante io faccia di tutto per essere apprezzata, il risultato è sempre che rimango sola e che tutti parlano di come sono magra, come mi vesto, come parlo, i capelli, tutto... A questo punto anche se dicono "che musona che sei!" è il meno peggio. Così magari mi rivolgeranno meno o per nulla la parola.

Fa sempre bene scrivere. Mi aiuta a non rimanere ferma ma ad agire. E pian piano si arriva all'epilogo, ma ce la farò!


martedì 2 aprile 2019

Wonder Woman

Vi piace la Marvel? A me sì, tantissimo. Penso che ognuno di noi almeno una volta abbia sognato di calarsi nei panni di un supereroe almeno per un giorno. Anche io, lo sognavo e ci sono addirittura riuscita a diventarci.
Quando ero una bimba... Sì, lo fui, anche se di me si pensa sempre che io sia nata "già grande". Ma lo sono stata anche io, bambina, piccola e senza difese di alcun genere. Lo sono stata, ma non ho ricordi, solo quelli brutti che mi hanno fatto crescere tanto in fretta. Ricordo i funerali, ricordo le sgridate in faccia di zie o zii nervosi perchè in fase di divorzio che io dovevo capire, ricordo bene gli schiaffi piccoli ma umilianti di mia mamma quando "ridevo troppo forte".
Mi ricordo quanto venivo lodata quando facevo qualcosa che riguardasse le faccende domestiche. A 6 anni sapevo già come si faceva il caffè. Questo me lo ricordo così bene.
"Eve prepari il caffè a papi?" - chiedeva mamma col faccino dolce, ma che dall'espressione già ti faceva capire che se la tua risposta era negativa, iniziava la bufera.
"Ma adesso mamma?"
"Eh va bene dai, lascia stare, me lo farò da solo... Sono così stanco, ma non importa, tanto devo sempre fare tutto da solo io qui..." - diceva mio padre di rimando.
A me è sempre bastato questo atteggiamento passivo aggressivo per farmi eseguire ordini, per farmi fare le cose. Ha sempre funzionato molto bene. E così fin da piccola, il mio obiettivo era compiacere chiunque sottomettendomi, essendo sempre e solo una "spalla" per il capetto del gruppo di bambini.
Sono cresciuta con questa idea fissa in testa:"Se non sei utile agli altri, allora la tua esistenza non serve".
Ed andava tutto magnificamente bene fino a che avevo da servire tutti. Le ciabatte a papà appena torna da lavoro, controllare che il mio fratellino facesse la puntura di insulina per bene, aggiornare il diarietto di mio fratello con le varie glicemie, aiutare la mamma a fare le faccende perchè se la mamma è tanto stanca è perchè tu non la aiuti mai. Da piccola i compiti erano semplici, ma mi mettevano sempre estrema angoscia. Crescendo diventavano sempre più ardui. Ed oltretutto non avevo più il faccino di una dolce bimbetta di 5 anni, bensì l'acne e lo sguardo perennemente a terra di un tipico adolescente degli anni '90. Piena crisi ormonale, piangi e ridi senza capire perchè cazzo lo fai, ti innamori anche dei passanti, hai le prime crisi da ciclo... Insomma, non era più tanto facile e divertente aiutare tutti, ma il bello è che non me ne sono mai accorta, fino ad oggi.

Non mi ero mai accorta che mi venivano posti davanti obiettivi che non erano miei, mi venivano imposti. Mi venivano imposti i canoni di vita, i canoni di bellezza... Ma a me nessun mio parente, o almeno non che io ricordi, nemmeno i miei hanno mai chiesto: "Eve tu cosa pensi riguardo questo?" Oppure: "Cosa ti piacerebbe fare nella vita?".
A me hanno dato una maschera da Wonder Woman fin da piccola. Me l'hanno fatta per regalo. Tutta impacchettata con la carta sbrilluccicante e mi hanno solennemente detto: "E' tua per sempre. Indossala."
Ed io, come se mi venisse consegnato in mano il sacro Grahl, l'ho guardata la maschera, era troppo grande per il mio viso, ma ero euforica perchè troppo piccola per capire e la indossai.
Da piccola la tiravo fuori solo a volte.
Più crescevo più ricorrevo alla maschera per sentirmi più serena e accettata dal mondo intero; perchè notavo e mi facevano notare che andava tutto meglio quando non ero me stessa fondamentalmente.

Andava tutto molto meglio quando sorridevi invece di ridere a crepapelle, andava tutto molto meglio quando invece di quei capelli alla cazzo di cane passavi ore in piedi davanti allo specchio del bagno a piastrarti i capelli perchè sennò ti dicevano che eri disordinata, era tutto molto meglio quando la mamma si scocciava di farti il pranzo o se ne dimenticava e tu dicevi "fa niente".

E mi è rimasta su la maschera. E' arrivato il giorno in cui me la volevo tantissimo togliere, ma tutti intorno a me continuavano a trattarmi da Wonder Woman, mi indicavano tutti "Eccola! E' lei! Finalmente qualcuno che risolverà tutti i nostri problemi!"

E così in ogni posto in cui andavo, e così con ogni persona con cui mi approcciavo.

Troppo impegnativa per essere avvicinata da belle persone, che difendono la loro felicità, il loro "bello", ed io non rientro in quei canoni. Mi guardavano e sicuramente pensavano:"Questa ragazza ha bisogno di essere aiutata, meglio andarsene prima che lo chieda a me". E io penso che abbiano fatto bene tutti, ognuno di loro. Si deve difendere il bello, senza farselo rovinare da chi pace non ne trova.

Mi hanno sempre voluto vicino persone che potevano sfruttare la mia inesauribile voglia di fare, il mio entusiasmo, la mia creatività, il mio coraggio, la mia intraprendenza.

Del resto, ero vestita H24 come Wonder Woman. Anzi no, mi correggo, io ERO Wonder Woman. Io sono quella che si butta tra fidanzato e amico del fidanzato per farli dividere, si prende le botte perchè sta in mezzo e poi si riprende le botte perchè non si deve intromettere.
Io sono quella che va dalla madre (56 anni) del proprio fidanzato e la consola perchè il proprio figlio è un povero testa di cazzo.

ORA BASTA.

L'ho tolta, non la voglio più quella maschera. Wonder Woman, il mio alter ego bruttissimo, si prende una pausa.
La userò all'occorrenza, la maschera. La userò quando avrò mio figlio appena nato tra le braccia e non saprò cosa fare. La userò quando darò inizio al MIO progetto. La userò quando sarà tutto molto ma molto più difficile di come è oggi.

Vado a preparare la cena ora. Stasera ho già il menù pronto. Miracolo.

Buona serata a tutti voi che leggete!

mercoledì 27 marzo 2019

Per chi si ferma a leggere

Prima di tornare a scrivere qui, tre post fa dunque, ci ho riflettuto un pò. Ora vi dico cos'è successo. Non scrivevo più dal 2014, sono passati quindi 5 anni. Sono molti, non sono pochi mesi. E sapete cosa mi sono chiesta come prima cosa:"Chissà se le mie amiche di blogspot sono ancora lì..."

Sì, mi chiedevo di voi, lettori e lettrici. Mi chiedevo come stavano nella loro vita adesso, tutte quelle persone che attivamente hanno commentato i miei post, scritto mail o addirittura parlato di me in qualche loro post, e anche di quei lettori e lettrici che invece (chi può saperlo) silenziosamente mi hanno letto e magari hanno preso spunto da una cosa che ho scritto e l'hanno trovata utile.
Ecco, io mi sono chiesta questo. Se eravate guarite/i, se stavate ancor più infognati di me nella malattia (ognuno ha la sua), se avevate raggiunto traguardi enormi, se vi ricordavate chi siete o se avevate dimenticato tutto il brutto del passato.
Ho fatto un piccolo giro in alcuni profili, ma ho smesso quasi subito per concentrarmi su ciò che avevo bisogno di scrivere.
Mi ha fatto immensamente piacere leggere sotto il mio primo post dopo 5 anni il commento di se fossi fuoco arderei il mondo. Non ho mai incontrato nessuno di persona da blogspot, ho sempre preferito rimanere nell'anonimato in tutto e per tutto e così continuerà ad essere. Però devo ammettere che in base ai contenuti dei post di ciascuno/a, riuscivo ad immaginarvi e ci riesco tutt'ora. Non riesco bene ad immaginare i lineamenti del vostro viso, la vostra corporatura, ma riesco ad immaginare bene l'indole, il carattere, le espressioni facciali che fareste se ci sedessimo a chiacchierare e bere tè.A lei, ad esempio, avrei sempre voluto chiederlo, di incontrarci, perchè leggendo i nostri post, sembra che io ho ciò che serve a lei e viceversa. E molte volte sento una spinta fortissima nel voler risolvere i problemi di tutti, nel voler intervenire direttamente e anche in maniera invadente per aiutare chi si trova in difficoltà... Però, noi guerrieri dobbiamo fare da soli. Il blog ci aiuta, e poi noi decidiamo come agire. Perchè magari la MIA soluzione, non è la TUA soluzione. Perchè magari io per guarire dalla malattia ho deciso di prenderla di petto, mentre altre personalità hanno bisogno di calma, quiete, pazienza... E io mi sento un pò come una fiamma libera, che ti può riscaldare ma può anche bruciarti vivo senza che fai in tempo ad accorgertene. Ecco, un altro mio limite che ho scoperto da poco: non agire per paura di sbagliare. Sta succedendo così, con le persone.

 Questi angoletti ce li ritagliamo noi per mille motivi diversi e vanno rispettati. Dietro questa tastiera e questo schermo, sono davvero libera di essere come voglio, COME SONO. E qui, dai miei amici di blog, riesco a sentirmi incoraggiata, abbracciata, coccolata, lodata. Ed è di questa positività che voglio fare indigestione.
Io lo scrivo qui, lo dico come consiglio a voi, ma in realtà me lo sto dicendo da sola: ce la possiamo fare. La vita è molto bella, dobbiamo solo RE-IMPARARE a viverla. Dobbiamo guardarci nello specchio e anche se ci vediamo la ciccia, i brufoli, le ossa, le occhiaie, i peggiori difetti del mondo... Beh, siamo noi. UNICI. INIMITABILI. E ve lo dico io, che sono passata dalla ciccia alle ossa e indovinate un pò? Non mi andavo bene in nessuno dei due casi. Oggi, non mi importa più. Oggi sono tutt'ossa e non vado bene nemmeno alla società perchè ho poco seno, poco contenuto. Prima ne avevo troppo. Oh mannaggia.
Tutto questo per dirvi, che chi si deve davvero andar bene, siamo noi. In base ai nostri canoni, le nostre idee, la nostra personalità (da delineare e tenere ben stretta).
E l'unico motivo per cui mi vado bene è che ho capito che qualsiasi persona (anche la famiglia) dà opinioni, consigli e giudizi, ma la verità la sappiamo solo noi, dentro di noi. Solo noi lo sappiamo quanto fa male sentirsi una balena, quanto si soffre ad imporsi di stare a digiuno ogni fottuto giorno che Dio manda in terra, lo sappiamo solo noi il tipo di sofferenza infida che ci dà questa malattia, lo sappiamo solo noi cosa vuol dire fare a pugni con se stessi nella testa e alcuni anche fisicamente, lo sappiamo solo noi che bufera stiamo attraversando. E se mentre sei nella bufera, qualcuno ti dice che in realtà stai solo facendo una passeggiata sotto la neve... Beh, io direi solo che non capisce. Perchè poi tanto ognuno si crea le sue certezze per nascondere le proprie debolezze. Ho capito che la persona che mi reputa stupida e lagnosa perchè 'faccio storie per mangiare', si pensa più forte di me perchè riesce a cibarsi senza problemi, riesce a soddisfare uno dei primi 3 bisogni PRIMARI E FONDAMENTALI dell'essere umano così, come fosse una passeggiata. Io a mangiare a cuor leggero ancora non ci riesco benissimo, ma ci arriverò. Riconquisterò il mio sacrosanto diritto a godere dei piaceri del palato. Perchè è buono il cibo e non mi danneggia, mi aiuta solo ad avere energie da usare durante il giorno. E poi noto che le stesse persone che direttamente o indirettamente mi giudicano per via della mia magrezza e della mia "inappetenza", sono le stesse che vengono a bussare alla mia porta per consigli di vita, consigli su situazioni quotidiane semplici, consigli e suggerimenti per ogni problema. E io ho sempre una risposta e se non ce l'ho lì per lì, con la logica, la trovo.
Come si chiama questa cosa? Compensazione? Ho 'compensato' la fame fisica con il 'sapere' generale? Con l'intelletto? Ho dato da mangiare solo al cervello con di tutto e di più e ora ho il cervello che esplode di roba, come se avessi 50 anni? E di tutto questo sapere, cosa me ne faccio ora? Perchè io so di tutto un pò, volendo saprei anche come effettuare un furto. Me lo sono fatta spiegare un giorno per ammazzare la noia mentre ero 'costretta' a stare seduta di fianco a sta persona. 
E quindi cos'ho fatto io per 27 anni? Chiuso lo stomaco per aprire la mente? Che cazzo avevo in testa?

Ora è tardi, devo iniziare a fare la cena, farmi la doccia e tante altre cose. Vi voglio bene persone che leggete.

martedì 26 marzo 2019

Primavera

"L'arrivo della Primavera mi mette tanta debolezza fisica quanto spensieratezza. Oggi però, nel cielo azzurro tutto limpido, c'era una nuvola. Là, in un angolo. Tu guardavi, tutto sole, tutto azzurro limpido e poi quella nuvola. Disturbante. Che cazzo di novità è mai questa? Ho chiamato il numero delle emergenze e l'ho fatta togliere. O tutto grigio o tutto azzurro. Tutto schematico, tutto preciso. Tutto programmato, nessun fuori programma."

Ma a me avere tutto programmato, ultimamente,mi dà così fastidio perchè mi ricorda tanto la mia malattia... Così come rimanere fermi immobili davanti agli eventi che scorrono, come se per davvero non ci si può far nulla...

Che poi, c'avete mai pensato a cosa vuol dire davvero l'espressione "rompere il ghiaccio"? Più che 'rompere il ghiaccio', credo che d'ora in poi, per quanto mi riguarda, userò l'espressione 'rompere il TUO ghiaccio'. E mi è venuto in mente come un lampo di genio, un giorno, passeggiando con Jenna.

Davanti casa mia c'è una villa familiare, enorme. E' bellissima, soprattutto il giardino tutt'intorno, con un albero di Magnolia che straborda di fiori grandi e rosa. Nessuno saluta mai qui, ognuno si fa i fatti propri, e pian piano ci sto riuscendo anche io. Mi sto adattando a questa città come solo un vero camaleonte sa fare. Stando attenta stavolta però, a non finire vittima del mio stesso adattamento, ricordandomi sempre chi sono, perchè sopporto, perchè tollero, perchè mi adatto e a cosa dovrà portare questo mio adattamento TEMPORANEO.
Solo che a volte succede, soprattutto da quando ho Jenna, che sono meno concentrata a 'non sbagliare', sono più leggera, sono talmente concentrata su di lei che mi stacco da me e sono con lei. Sono di fianco a lei mentre annusa l'erba, sono con lei mentre gioca, sono nel suo sguardo, nella sua testa, nei suoi occhi, nelle sue zampe. Sono un tutt'uno con questo animaletto bellissimo che m'insegna a sentire i miei istinti, i miei bisogni, mi aiuta ad ascoltarmi... Ed eccole le lacrimucce che scendono mentre scrivo di Jenna; come sempre, quando vado a stuzzicare la mia piccola parte 'buona', succede cosi.
Ad ogni modo, un giorno, mentre Jenna metteva le zampe anteriori sul muretto della villa per sbirciare meglio cosa facesse la signora, si è voltata e l'ha vista. L'ha vista lì, con le zampacce sul suo preziosissimo muretto. In volto, la solita tipica espressione austera, pronta all'ammonimento, pronta a difendere il suo castello... Ero divisa a metà, sapevo che avrei solo dovuto chiedere scusa cento volte a testa bassa trascinando via la mia cagnolina. Ma ero così intenerita dall'espressione di Jenna nel vedere quel giardino enorme, che ho sorriso e ho detto solo "Buongiorno!" ed è qui che si è palesato il miracolo. E' come se il viso della signora si sciogliesse, o meglio, s'incrinasse, spaccando la superficie di ghiaccio sulla faccia. Era come se vedessi il viso, cadere pezzo pezzo, prima un sopracciglio inarcato, poi lo sguardo a fessura... Tutto giù, a lasciar posto ad un viso roseo, dai lineamenti dolci, il tutto incorniciato da un sorriso sincero.
E potevo quasi vedere le goccioline di ghiaccio cadere a terra, e potevo quasi sentire il sollievo di quella signora per non avere più quella lastra pesante e gelata sulla faccia. Era come se mi si facesse tutto chiaro d'improvviso. Che non è nostra volontà, chiuderci dentro quattro mura di cemento, che noi siamo Natura e a forza di vivere nel cemento è come se te lo mangiassi tutti i giorni e se vai a cagare o vomiti sempre cemento esce. Come una specie di intossicazione. Un cancro che lentamente intaccherà la tua vita intera: ciò che dici, ciò che fai, cosa e come pensi, i tuoi obiettivi, i tuoi valori, la tua moralità. Tutto. Qualsiasi cosa.
Dopo questo triste e cinico quadretto, voglio scrivere una cosa per ricordarmela quando succederà che mi sentirò di nuovo persa.

"Tutto ciò che devo fare è guardare oltre il muro."

Mi devo sempre ricordare di rimanere LIBERA nella testa. Così nessuno riuscirà a fermarmi, nessuno riuscirà a mettermi a terra. Nemmeno io stessa, non più, non voglio più.

Settimana scorsa ho gridato al telefono a mia madre. Mentre lei blaterava convenevoli e seghe mentali, l'ho interrotta, ho iniziato a parlare a raffica come sempre, ma stavolta le parole erano chiare, precise, severe ma giuste come direbbe qualcuno. Mi sono piaciuta. Sì, mi è piaciuto dirle "ora tu la smetti di parlare e fai parlare me". E via giù a valanga a farle esempi di quanto mi rendesse difficile l'esistenza ed infine "IO ESISTO, mamma. Se non ti sta bene, ti dà noia, o pensi che io dia fastidio al mio fidanzato, la sua famiglia o chiunque altro, non ci venire a trovarmi e continua a fare come hai fatto fino ad oggi che così ognuno se ne sta a casa propria. Perchè io continuo ad esistere anche senza i vostri abbracci e il vostro affetto."
Non è importante la frase, non è bello che io abbia messo a tacere mia madre, non è bello aver avuto l'ultima parola. E' stato bello pensarlo e poi dirlo. E' stato bello pensare che avessi tutto il diritto di pronunciare quelle parole. E' stato bello sentire ogni cellula del mio corpo che lo gridava insieme a me. E' stato bello esserne pienamente convinta.
Nessuno, NESSUNO, nemmeno nostra madre può dirci come esistere, quanto spazio occupare e vicino a chi stare. Se nemmeno nostra madre, figuriamoci gl'altri, quelli che passano in strada e magari ci urlano dietro: "cicciona!" oppure "che manico di scopa!". Noi dobbiamo piacere a NOI STESSI e dobbiamo costruirci mattoncino per mattoncino da soli. Sì, perchè sono poche le persone che hanno il lusso di essere aiutate da altri nella loro crescita personale e lavorativa. Noi dobbiamo fare da soli.

Mi piace parlare al plurale qui, a volte, mi fa sentire meno sola. Mi fa sentire che qualcuno forse è nella mia stessa situazione e magari si sentirà meno solo anche lui.
Sto mangiando di più, ebbene sì. Se mi va e ci riesco, ogni tanto scrivo anche se riesco a prendere qualche chilo, ma non voglio pormi obiettivi. Cerco di prendere tutto easy, vediamo cosa succede. Vediamo cosa succede vivendo e basta.


giovedì 21 marzo 2019

HELLO DARKNESS, MY OLD FRIEND

Sento la necessità di tornare qui. Di tornare a scrivere per farmi leggere da chiunque, nell'anonimato. Adesso basta scrivere su pezzi di carta che poi tanto metto in tasca oppure butto. Adesso basta. Sono sempre io, Eve K., sono solo cresciuta un pò, ho 27 anni adesso. E mi sto iniziando a curare adesso dai maledetti disordini alimentari e varie altre meravigliose complicazioni che ne derivano. Abito in una città ora. Una Città con la 'C' maiuscola. Sì, perchè non c'è altro che città qui. Se alzo gli occhi verso il cielo, non lo trovo mai, trovo un lenzuolo grigio un pò troppo pesante sopra la mia testa. Se cammino a testa bassa i  miei occhi incontrano solo pezzi d'asfalto e marciapiedi. Se cammino normalmente e incrocio lo sguardo austero di qualche passante mi intristisco a morte.
Dovrei stare bene. Col mio ragazzo, dovrei. Peccato che mi abbia a cuor leggero buttato in un suo progetto che sta andando miseramente a puttane e ora fa spallucce. Peccato che i miei genitori quando mi chiamano sia solo per chiedermi favori o come sta il loro fenomenale genero. Peccato che io sia così cinica sola e bastarda che nessuno abbia la benchè minima voglia di bere anche solo un caffè con me. Perchè io dico sempre tutto in faccia, perchè io sono nervosa, perchè io arrivo a fine giornata sconvolta come se uscissi da una tazza del cesso come in 'Trainspotting', peccato che io, AIUTO, non so come chiederlo. Perchè io arrivo sempre al mio limite massimo, anzi, io sembro proprio non averne di limiti. Sono una supereroina, una super donna venuta al mondo per donare, per DARE, DARE TUTTO. Non m'appartiene niente, a me. Devo dare tutto, senza mai avere, come una condanna lenta lenta e infinitamente crudele. Come una goccia cinese. Che sembra non fare male, ma piano piano, senza che te ne accorgi, muori.
Io adesso sono arrivata a sentirmi così. In bilico tra una fine cruenta ma lenta e tra sfondare tutto e scappare ancora. E ancora. E ancora.
Come faceva quella canzoncina nella mia testa quando avevo 15 anni e facevo le scale avanti e indietro per perdere peso? "Su e giù, su e giù, sali sulla bilancia, pesi troppo, hai fallito, ricomincia, su e giù, su e giù..."
Un dolcissimo e rassicurante moto perpetuo che alimentavo e tenevo stretto stretto a me perchè al di fuori di me era tutto CAOS.
E lo sapete forse qual'è il fatto? E' che sarà sto disordine alimentare di merda che mi tiene qui. Che mi ha sempre tenuto appena sopra al fondo. Raso terra. Che io oggi dico "aiuto per favore, qualcuno mi aiuti a guarire, fatemi uscire dalla mia testa, peso troppo poco, non riesco a reggermi in piedi, a fare le cose, sono inappetente in ogni circostanza, aiutoooo!" , ma mi arrivano risposte come se io stia mentendo, perchè se un'anoressica sta male, deve stare rannicchiata sul divano a piangersi addosso dicendo che non le vanno i vestiti.
Io non ce l'ho un disordine alimentare perchè io esco da sola ogni giorno, io faccio tutto, io faccio la spesa, vado in posta, porta a spasso la mia dolce cagnolina che qui chiamerò JENNA... Ah si, JENNA. Non posso non parlarvene, lei l'ho presa a Gennaio di quest'anno, sono corsa a prenderla perchè volevo farla finita e basta, stavo impazzendo. E allora siccome io ho una specie di forte senso di sopravvivenza, mi sono fatta 2 ore di macchina ad andare, 2 a tornare ed ora è la mia compagna di avventure. Anche se ne ho poche di belle avventure qui. Ma con lei ci facciamo le risate, parliamo di tutto... Sì, sono pazza, ma mi fa stare bene parlare con lei, vedere le espressioni che fa e scambiarci tante coccole affettuose. Mi rammarico solo di non poterle dare qualcosa di migliore, tipo un luogo migliore in cui vivere, una padrona più calma e più serena... Però lei mi sprona molto a non lasciarmi andare alla depressione ma a continuare a coltivare l'Amore e la mia sensibilità.
Io ora sono confusa, sto male, ma io sono anche quella che nello stare male, vede sempre una mini luce là in fondo. C'è una piccola lucina, sempre. Stavolta non viene dalle persone attorno a me, una parte lo so già che viene da Jenna. Un'altra parte devo averla avuta io da sempre in me, ma non c'avevo mai creduto veramente. Ora che sono completamente sola, riesco a vederla. A volte ci faccio addirittura affidamento. Però tutte le persone che ho intorno adesso, mi riportano prontamente coi piedi per terra, sono subito pronti a buttar giù i miei stupidi castelletti di sabbia, pronti a denigrarmi per spronarmi per il mio bene, pronti ad azzannarmi perchè così magari mi do una calmata... Mi devono tenere buona a me, mi devono contenere, gli altri.
Sono... Una persona sbagliata? Esistono persone sbagliate? Sono la prima? Esistono le persone 'individuali'? Quelle che sono destinate a spegnersi da sole, a darsi fuoco per rinascere fino a un tot di volte e poi basta? Come i grandi artisti, Van Gogh e tanti altri, che non li capiva mai nessuno e stavano quasi sempre da soli e finivano per suicidarsi o ammalarsi e noi oggi studiamo le loro opere perchè oggi significano qualcosa... Io ho iniziato a dipingere, a fare kick boxing, a scattare foto con una vecchia Polaroid che qualcuno ha trovato e voleva buttare.
Dei miei dipinti il mio ragazzo chiede 'cos'è?', della kick boxing 'non arriverò mai a alti livelli', delle foto si limita a sorridere... Forse perchè è lampante anche a lui, a tutti. Che io mi impegni, ma non abbia passione per nulla. Che io mi sforzi, per raggiungere risultati mediocri, perchè forse lo sono, mediocre.
Ma allora mi domando cosa si deve fare. Cosa si deve fare per stare bene? O meglio: le persone come me, che cazzo fanno per stare bene? Senza soldi, senz'amore, senza cibo, senza riposo, senza famiglia, senza casa... Come si sta bene?
Mi sono persa raga, non mi ricordo più chi cazzo sono, da dove vengo, dove stavo andando e perchè. Non me lo ricordo, è come se me lo fossi scordata lungo il tragitto per aiutare chi incontravo ferito lungo il mio cammino. Solo che io mi scordo sempre che una volta guarita la ferita, la gente corre via contenta, spesso senza ringraziare, dando persino per scontato quell'aiuto. E tu rimani indietro, col fiatone,senza forze. E se rimango IO senza forze, chi mi aiuta a me? Dove le trovo, io?
L'ultima psicologa da cui sono andata qualche settimana fa (era la prima volta che mi vedeva), mi ha fatto una specie di ramanzina sul fatto che le cose si fanno senza mai aspettarsi nulla in cambio, altrimenti sei brutta e cattiva perchè vuol dire che le stai pretendendo... Quindi è questo? Le ragazze anoressiche pretendono, controllano, attaccano, sbraitano, scalciano, aggrediscono... Sono lo scarto della società le ragazze come me? Sono persone estremamente cattive travestite da brave donzellette esili? Questo sono, IO? Una persona cattiva, inopportuna, una folle?
E' arrivato il momento di andare al parco con Jenna, bevo un tè caldo e si va...

Non concludo il post con nessun augurio, nessun 'buona lettura e commentate per favore', perchè tanto, se qualcuno vuole leggere lo fa, se vorrà commentare lo farà.